lunedì 23 luglio 2018

Antica e amata Siena

Mi piace pensare che il tesoro di Siena non siano solo i suoi palazzi, così ben conservati e alteri, scrigno di altri tesori e di opere d'arte di inestimabile valore.
Preziosi perché fatti fin dal Medioevo con gli stessi ingredienti e le stesse spezie sono anche i suoi panforti: con la loro struttura ben solida e compatta ricordano i laterizi di cui sono fatti tutti quegli edifici - e sono la maggioranza - che sfuggirono alla moda fiorentina dell'intonaco.

Vedo in questi due prodotti della cultura materiale, palazzi e panforti, la stessa caparbia volontà di conservare la propria identità, lungo i secoli e aldilà delle mode, con una forza capace di resistere a dominazioni politiche e culturali. 

sabato 3 febbraio 2018

Sergio Endrigo e il mestiere di cantautore: il ricordo della figlia Claudia in un libro


Ci sono voci e ci sono canzoni che non hanno tempo e che attraversano le epoche: la voce di Sergio Endrigo è una di queste. Un cantautore straordinario, pieno di saudade e di amore per il Brasile, una persona che con quel paese ebbe un profondissimo legame e che quindi doveva trovare posto anche tra le pagine di questo mio blog.
Ho avuto il piacere e l'onore di parlare di Sergio Endrigo con la sua unica figlia, Claudia.
Il suo tributo d'amore al padre è il libro che ha scritto per Feltrinelli e che sta presentando in giro per l'Italia. Oltre a leggere l'intervista (e ad aprire i link segnalati in grassetto, che rimandano a youtube e ad esibizioni dal vivo di Endrigo) il mio invito è di consultare il ricchissimo sito web del grande compositore istriano sergioendrigo.com


Cara Claudia, cosa ti ha spinto a scrivere questo libro e perché hai scelto come sottotitolo “artista per caso”?
Ho pensato che siccome nessuno aveva mai scritto una biografia di mio padre potevo pensarci io, anche se non avevo mai scritto niente. Io sono una guerriera e ho pensato che ci dovevo provare.
Una sera ho avuto l’ispirazione e ho scritto il capitolo sul Brasile, che è venuto benissimo. Allora mi sono ‘gasata’ e ho organizzato il lavoro in maniera più seria, iniziando a fare delle ricerche e leggendo tutti gli articoli che ho, dal 1961 al 2005, l’anno in cui papà ci ha lasciato.
Ho contattato tutti gli amici di papà, i musicisti, gli arrangiatori, che mi hanno aiutato a ricostruire la sua vita, dalla nascita alla morte.
E’ venuto fuori questo lavoro, che è piaciuto tantissimo e che la Feltrinelli ha pubblicato. Io sono ancora incredula: se papà era un artista per caso, io a questo punto sono una scrittrice per caso!
Ho scelto questo sottotitolo perché non è che il suo sogno da piccolo fosse fare il cantante o diventare famoso. Tuttavia c’è da dire che aveva una gran bella voce, perché suo padre era tenore e lo zio compositore. Quindi in famiglia c’era un dna musicale.
Veniva da una famiglia poverissima. Dopo l’esodo dall’Istria e il collegio a Brindisi andò a Venezia, dove fece tanti lavoretti, come fattorino e lift-boy. Fino a quando un fisarmonicista lo invitò a cantare con le orchestrine sul Lido di Venezia.
Papà, ridendo, diceva sempre che era stata una scelta artistica, quando invece fu una scelta economica, perché guadagnava quattro volte tanto rispetto al lavoro di fattorino.
Da lì è partito tutto: gli anni del night, l’arrivo a Milano, l’incontro fondamentale con Nanni Ricordi e l’inizio del mestiere di compositore. Forse lo sarebbe diventato comunque, però quando ha iniziato non pensava che sarebbe stato il mestiere per la vita.
C’era un altro titolo in forse che però abbiamo bocciato. Dal libro esce fuori la figura di un uomo estremamente per bene, ma scrivere “un uomo per bene” come sottotitolo poteva essere frainteso come perbenista, perché era tutt’altro che perbenista.
Non volevo che ci fosse questa convinzione e una notte mi è venuta questa illuminazione. Anche a Baglioni è piaciuta molto e siamo andati avanti.
Endrigo diceva sempre di fare un mestiere come un altro, non era interessato al successo fine a se stesso
Era un uomo fin troppo umile e l’umiltà ad oggi è una dote che manca molto.
Solo che lui lo era un po' troppo, non si sentiva il grande artista che è stato.
Giustamente diceva che il mestiere di cantautore era lo stesso di un imbianchino, un medico, un avvocato un negoziante.
Non ci trovava nulla di straordinario.

Cinquant’anni fa Sergio Endrigo vinceva il Festival di Sanremo con “Canzone per te”. L’auspicio, per chi ama Endrigo, è che questo anniversario venga ricordato al Festival 2018. Tanto più che la prefazione del libro è di Claudio Baglioni, direttore artistico di questo Sanremo
Non ho notizie di questo e un po' mi dispiace. Al di là del fatto puramente personale ed emotivo, fu una vittoria particolare: avvenne dopo la morte di Tenco e fu seguita da delle polemiche, si disse che mio padre vinse per risarcire la morte di Tenco, quando invece vinse perché la canzone era oggettivamente bellissima. Fu scritta insieme a Sergio Bardotti, uno dei più grandi autori del ‘900 e cantata insieme al cantante brasiliano Roberto Carlos.
Tuo padre interpretava canzoni con una poetica mai scontata, molto avanti per l’epoca in cui viveva e aveva bandito la rima cuore-amore così in voga nelle canzonette. Canzoni moderne e classiche allo stesso tempo
La straordinarietà dei testi di papà è proprio l’attualità. Già negli anni settanta veniva chiamato 'il cantautore del futuro'. Aveva un linguaggio molto moderno. Anche canzoni datate, del ’62, come “Aria di neve” e “Io che amo solo te” potrebbero essere state scritte ieri.
Di “Lontano dagli occhi”, scritta nel ’69, la Nannini ha fatto una versione rock strepitosa. Sono canzoni che si adattano ad arrangiamenti diversi.
Ha avuto il coraggio di affrontare temi che all’epoca non si affrontavano: l’omicidio per amore con “Via Broletto 34” o la prostituzione con "La prima compagnia", che è un omaggio alla figura della prostituta, di una delicatezza unica.
Aveva un po' sfatato il mito della donna santa e sul piedistallo, l’aveva fatta diventare umana, come poi in realtà noi siamo: questo con “Teresa”, del ’65.
Per l’epoca era una visione molto all’avanguardia, fatta in tempi non sospetti.
Con il Brasile tuo papà aveva un rapporto speciale, che si riflette nell’amicizia con il grande poeta e cantautore Vinicius de Moraes
Vinicius faceva parte della famiglia, quando morì per me scomparve un nonno, uno zio. Era un uomo di una dolcezza incredibile, io sono cresciuta sulle sue ginocchia. Lo conobbi quando avevo otto anni, nella sua casa di Ipanema. Ho compreso poi in età adulta la sua grandezza come poeta.
Dalla grande amicizia e stima che c’erano con mio padre nel ’69 nacque il disco “La vita, amico, è l’arte dell’incontro”, poi “L’arca”, uno straordinario disco per bambini.
Papà è stato l’unico straniero ad essere inserito in una collana di dischi dedicati ad artisti brasiliani. C’era “A arte de Chico Buarque”, “A arte de Maria Bethania” e altri e poi c’era “A arte de Sergio Endrigo”.
Per lui Vinicius e Toquinho scrissero “Samba para Endrigo”. Sempre con Toquinho e Vinicius registrò nel ’79 il disco “Exclusivamente Brasil”.
Con Chico Buarque scrisse “A Rosa”. Con il Brasile ci fu quindi un amore contraccambiato. Nel 1980 Vinicius nel suo ultimo lavoro, “Um pouco de ilusão”, volle inserire Samba para Endrigo.
E con la collaborazione di Baden Powell nell’81 papà e Vinicius hanno inciso “Ciao poeta”.
Un’amicizia vera e profonda, una bella storia.
Endrigo si trovò a collaborare anche con grandi poeti italiani
Quando Pier Paolo Pasolini stava per partire per l’Africa per girare un film, diede a papà la raccolta di poesie “La meglio gioventù”, dicendogli di prenderne quello che voleva e così papà musicò "Il soldato di Napoleone".
Con Giuseppe Ungaretti non si sono mai incontrati, infatti hanno inciso “La vita, amico, è l’arte dell’incontro” in momenti diversi.
Con Gianni Rodari ci fu uno scambio epistolare. Io nel mio mangianastri portatile ascoltavo “La bambola” di Patti Pravo e non i dischi per bambini che mi aveva regalato papà, il quale si rese conto che le canzoni per bambini dell’epoca non mi piacevano e allora corse ai ripari.
Rodari molto generosamente gli inviò una serie di filastrocche – chiamiamole così anche se sono molto più di così -  e in questo modo nacque “Ci vuole un fiore”.
Quali sono le prossime date in cui presenterai il libro?
Escono nuove date ogni giorno, una a cui tengo in maniera particolare è quella del 15 giugno, giorno del  compleanno di papà, a Pantelleria, luogo stupendo dove ho passato tante estati.
Le date più vicine sono il 12 febbraio a Cervia alle 16.30 presso i Magazzini del Sale e il 20 febbraio ad Alessandria alle 17.30 presso l’Associazione Cultura e Sviluppo.
C’è anche un progetto in via di definizione a New York. Inoltre ho scritto il testo per uno spettacolo, è un progetto nel cassetto che spero che si realizzi con il tempo e che prevede la mia presenza e quella di due cantanti. L’idea è di raccontare e cantare papà. Una forma di teatro-canzone, una mini-biografia racchiusa in una ventina di canzoni.

giovedì 7 dicembre 2017

“Uscire dalla violenza si può”: l’abbraccio della città di Viareggio a Lucia Annibali

Uscire dalla violenza e diventare agenti di cambiamento. E’ questo il messaggio che scaturisce dall’incontro che ieri pomeriggio, mercoledì 6 dicembre, ha visto protagonista Lucia Annibali alla Croce Verde di Viareggio.
L’avvocatessa pesarese, sfregiata al volto nel 2013 dopo che due sicari mandati dal suo compagno le gettarono addosso dell’acido solforico, ha trasformato la sua drammatica storia in un percorso di impegno sociale che la vede al fianco di altre donne con ruoli istituzionali a livello nazionale.
A portare il benvenuto di Coldiretti Versilia a Lucia Annibali con un omaggio floreale c’era Veronica Ranfagni, responsabile della sede di Lido di Camaiore.
L’organizzazione agricola è infatti l’unica associazione di categoria aderente al tavolo di rete denominato “Insieme contro la violenza sulle donne”  che riunisce forze dell’ordine,  Pronto Soccorso dell’ ASL 12, Medici di Base, Croce Verde di Viareggio, Amnesty International e Gruppo Uomini Viareggio.
Recentemente, grazie al contributo di Donne Impresa Coldiretti Lucca e della delegata Elena Giannini, la battaglia contro la violenza di genere è approdata nei mercati settimanali di Campagna Amica a Stazzema, Seravezza, Massarosa e Camaiore, dove  i consumatori, nella giornata del 25 novembre, hanno trovato in distribuzione i sacchetti con la scritta Per troppe donne la violenza è ancora pane quotidiano.
La presenza di Lucia Annibali a Viareggio è stata fortemente voluta da Ersilia Raffaelli, presidente della Casa delle Donne di Viareggio e del Centro Antiviolenza “L’una per l’altra”.
Fra il numeroso pubblico, composto prevalentemente da giovani studenti della scuole, era presente anche Vittoria Doretti, dirigente medico senese ideatrice del Codice Rosa.
Al tavolo dei relatori c’erano il vicesindaco di Viareggio Valter Alberici e le due consigliere Pd, comunale e provinciale, con delega alle pari opportunità, ossia Stefania Carraresi e Grazia Sinagra. A moderare l’incontro è stato Luca Martini, autore di un libro sui Centri antiviolenza.

I loro interventi hanno preparato il terreno per la testimonianza di Lucia Annibali, che ha parlato come consigliera in materia di pari opportunità per la Presidenza del consiglio dei ministri ma soprattutto come donna e come cittadina.
“Ho il dono di essere sopravvissuta, non solo a un’aggressione che poteva essere mortale ma anche a un rapporto che mi ha fatto molto soffrire interiormente -  ha detto Lucia - . Oggi sono un’ustionata, che è qualcosa da cui non si guarisce mai, ma sono fortemente attaccata alla vita. Una vita che è ricominciata da quando mi sono trasferita a Roma, vicino alla Cassazione, che è diventata un po’ la mia casa. Il mio impegno – continua la Annibali -  va nella direzione di insegnare il valore della vita e dell’empatia, fondamentale per venire incontro a chi è vittima di violenza e per capire il suo dolore. Spesso infatti – sottolinea l’avvocatessa – si cerca di dare la colpa alla donna per quello che le è successo e questa accusa, che è un disvalore, proviene spesse volte da altre donne, che quasi giustificano la violenza con il fatto che la vittima è un soggetto debole, che ‘se l’è cercata’. Occorre invece pensare che qualunque donna può essere oggetto di aggressione, verbale e fisica, ma anche che da questo incubo è possibile uscire, prendendo in mano la propria esistenza e valorizzando la propria personalità”.
Al tavolo intergovernativo di cui Annibali fa parte si stanno discutendo le linee guida nazionali che dovranno essere adottate in tutti i Pronto Soccorso d’Italia.
Presto, annuncia Ersilia Raffaelli, verrà realizzato in Toscana un convegno su questo argomento.

lunedì 11 aprile 2016

"Pistoia una città da amare": le fotografie di Massimo Carradori, in mostra da Marella Donna, celebrano la bellezza di una città preziosa

Lo scorso 9 aprile moda e fotografia si sono felicemente incontrate a Pistoia: è successo all'inaugurazione delle mostra fotografica "Pistoia una città da amare - Marella & le emozioni delle immagini", allestita nei locali del negozio di abbigliamento Marella Donna, nella centralissima via Cavour, a due passi dal Globo.

L'autore degli scatti è Massimo Luca Carradori, un caro amico conosciuto grazie al comune amore nei confronti di Pistoia, che Massimo celebra con fotografie cariche di ispirazione e di attaccamento allo spirito dei luoghi che la animano. Tutte le sue foto possono essere ammirate nella pagina facebook "Le emozioni delle immagini". Sono sicura che Massimo apprezzerà ogni piccolo commento che gli amanti della fotografia vorranno aggiungere accanto ai suoi scatti.

In passato, ho avuto il piacere di interagire con Massimo in due occasioni: quando la rivista Naturart pubblicò una mia foto di Pistoia. scattata dalle colline di Pontenuovo (link) e quando, ormai quasi un anno fa, presentammo nella saletta dell'ufficio cultura del comune di Pistoia il libro "Pistoia mia mamma, Pistoia la mia storia", dell'amico Simone Magli (link).
L'evento vide la partecipazione dello stesso Massimo e di Maria Lorello, altra attenta e appassionata testimone, in chiava letteraria e storica, delle bellezze di Pistoia.

Nell'invitare i frequentatori del blog a leggere quello che ho scritto per accompagnare Massimo verso questa nuova esperienza nella sua Pistoia, ricordo che la mostra prosegue, con ingresso libero, fino a fine maggio (scheda evento su facebook)

"Pistoia è una città a passo d’uomo, il passo dei pellegrini che hanno percorso i sentieri delle sue montagne": con questo e altri pensieri, apparsi nel suo profilo Twitter, il comune di Pistoia ha celebrato, a pochi giorni dall'annuncio del Ministero dei Beni Culturali, la proclamazione di Pistoia a Città capitale italiana della Cultura per il 2017.
E' una frase che racconta perfettamente la dimensione a misura d'uomo di questa città, di questa perla, scrigno di tesori artistici e architettonici, incastonata tra il Serravalle e i crinali appenninici.
Città rocciosa, come la definì il poeta Piero Bigongiari, con pietre e lastre che hanno visto e che raccontano secoli di storia, punteggiata spesso da cruenti episodi di rivalità e di scontri. Città verde, che queste asperità sembra lasciarsele alle spalle, quando, a pochi metri dal centro storico, sui dolci declivi della sua campagna si aprono i vivai, con piante e fiori nati dalla passione di uomini che fanno del lavoro agricolo una preziosa testimonianza culturale oltre che artigianale.
Questo ho imparato di Pistoia: che il suo nucleo urbano è un unicum con la montagna che la sovrasta e con le campagne che la abbracciano.Tre facce della stessa città che nelle fotografie di Massimo Carradori dialogano continuamente in perfetta armonia.
L'effetto è quello di suscitare nel visitatore, così come nel pistoiese nato o cresciuto dentro le sue mura, la voglia di scoprire centimetro per centimetro questa città.

E allora camminiamo anche noi, come novelli pellegrini in cerca della bellezza, alla scoperta di vicoli, come via della Torre, dove il tempo sembra essersi fermato. Ed entriamo dentro le meravigliose chiese di Pistoia, talvolta segnate da una notorietà di misura inversamente proporzionale alla loro magnificenza. Una tra tutte è la Chiesa di San Leone, che Massimo è riuscito a svelare agli stessi pistoiesi grazie alla collaborazione con la rivista Naturart e con Giorgio Tesi Editrice.
Massimo definisce e rivendica per se stesso il ruolo di "fotografo di emozioni": con le sue immagini riesce a donare all'osservatore l'essenza del soggetto catturato dal suo obiettivo e con naturalezza e semplicità, riesce a trasmettere l'atmosfera e le sensazioni respirate dalla sua anima al momento dello scatto. Tutto il contrario delle fotografie caricate degli effetti speciali di cui sono dotati i programmi di post produzione, che talvolta restituiscono immagini fredde e asettiche nella loro pomposità. 
Era naturale quindi che le foto di Massimo trovassero "casa" e venissero ospitate nei locali di Marella, che propone ai suoi clienti capi di abbigliamento improntati a uno stile senza tempo e ad una classicità dallo spirito contemporaneo. Oggetti che non passano mai di moda e che restano nel cuore di chi li indossa, concepiti con la stessa cura con cui Massimo confeziona le sue fotografie.

Ogni lavoro fatto con cura e con passione porta con sé una cifra di artigianalità, pur se condotto con i mezzi tecnologici più avanzati.
Di questo aspetto è investita anche la passione fotografica di Massimo, che nasce dal grande amore per la città in cui è nato e che lo ha visto crescere. Inoltre nelle foto di Massimo questo legame tra la città-madre e i suoi figli è sempre presente, con un continuo dialogo tra l'elemento urbano e l'elemento umano.Una foto, che includo tra le mie preferite e che esprime al massimo grado questo dialogo, è quella che Massimo ha scattato nel dicembre scorso, quando la città è pronta per celebrare il periodo più luminoso dell'anno e indossa il suo vestito migliore.

Uno scatto che racconta la magia del Natale in una delle città più belle d'Italia e che ci invita a conservare per tutti i mesi che verranno la gioia e la luce che questa festa esprime.
Un giovane e la sua compagna camminano mano nella mano, illuminati dalle installazioni natalizie ai piedi del Battistero. Altre luminarie, ai lati dell'Antico Palazzo dei Vescovi, sembrano attendere i due ragazzi e quell'amore che li lega è la luce stessa che li accompagna dentro e fuori dai loro cuori e che rende ancora più suggestiva la nostra piazza del Duomo.
Se la fotografia è raccontare la luce Massimo riesce a farlo non solo tecnicamente ma soprattutto poeticamente".

Ecco anche la nota scritta per presentare ufficialmente la mostra:
"Perché questa mostra all’interno del negozio Marella… cosa hanno in comune foto e capi di abbigliamento? È presto detto: fotografie e vestiti hanno in comune l’arte in senso lato, sono forme diverse di rappresentare la bellezza: un capo di abbigliamento, specialmente se ispirato a quei canoni indiscutibilmente artistici che danno lustro alla moda italiana nel mondo, rappresenta un capolavoro dell’ingegno, così come lo è un’immagine fotografica. L’uso sapiente delle mani e dell’occhio fanno di un semplice capo d’abbigliamento o di una foto un vero capolavoro, in entrambi i casi si tratta di scegliere il colore giusto, il taglio giusto, l’assemblaggio giusto di elementi da mettere insieme in armonia.
Il fotografo, inoltre, deve essere capace di individuare, catturare in uno scatto l’anima del soggetto, qualunque esso sia, animato o non animato e lasciarla li quell’anima, racchiusa e protetta all’interno dei quattro bordi della fotografia, li magicamente sospesa e per sempre nel tempo cullata dai ricordi.
In quest’ottica si muove Massimo Carradori, che, armato di macchina fotografica, va a caccia di immagini di luoghi noti e meno noti, per cogliere le emozioni delle persone che ci vivono, oltre che cogliere l'anima delle cose che, pur inanimate, esprimono con la loro storia anima e carattere, come quelle stradine antiche che sono la sede dei nostri ricordi e ci fanno percepire il cuore pulsante e vivo della nostra città, consacrata a capitale della cultura del 2017"

ALCUNI COMMENTI  SEGUITI ALL'INAUGURAZIONE
Federica Cioni, titolare Marella: "Grazie! Ieri è stato un giorno speciale... l'inaugurazione della mostra fotografica di Massimo Luca Carradori nel nostro negozio, che attraverso i suoi scatti ha esaltato le bellezze della nostra splendida città...Un ringraziamento particolare a Massimo che attraverso le sue foto ha reso possibile questo evento e a chi ha collaborato con noi, il vostro lavoro è stato prezioso: Laura Dominici, Giulia Baglini, Maria Lorello, Tiziano Zamponi, Elisabetta Faggioli e Yuri Traversari che ha curato il catering. Un grazie di cuore a tutti gli intervenuti che sono stati davvero tantissimi! L'esposizione continua, quindi vi aspettiamo anche nei prossimi giorni. Grazie davvero è bello collaborare con persone così speciali"

Laura Dominici, curatrice della mostra: "È facile allestire una bella mostra con così splendide immagini: c'è solo l'imbarazzo della scelta... Il tema, poi, nel cuore della nostra Pistoia, e nel pieno della fervida attività di Leggere la città, si sviluppa da solo, tra panorami mozzafiato, scorci che rievocano gli acquerelli di Ruskin, grandi eventi e scatti rubati nel segreto di luoghi magici e dimenticati. E poi con con la collaborazione di donne come Paola Sisma e le altre collaboratrici di Marella...Troppo facile!"

Massimo Luca Carradori: "Sabato 9 Aprile è stata inaugurata in centro a Pistoia in Via Cavour, 63 presso il negozio 'Marella' una mostra fotografica dedicata alla città di Pistoia. Le immagini sono visibili sia dall'esterno che all'interno del negozio, di libero accesso. Ho scelto una selezione di scatti fotografici da me realizzati della nostra città che la rappresentano nei suoi aspetti caratteristici ed unici. Un omaggio alla mia città Pistoia che come sapete amo ed è spesso oggetto del mio impegno fotografico. Un modo anche per imprimere nei ricordi dei tanti turisti che la visitano. La mostra fotografica si protrarrà fino a tutto il mese di maggio e sarei felice della vostra partecipazione, dei vostri commenti anche qui su facebook. Amo Pistoia e condividere con voi le mie immagini ed i vostri pensieri. Colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente Federica Cioni e Daniela Elmi, che hanno concesso con entusiasmo la splendida location così centrale in Pistoia, un pensiero speciale a Laura Dominici che gentilmente si è adoperata nel curarne l'allestimento con la sua straordinaria capacità, le amiche carissime Maria Lorello ed in particolare Giulia Baglini che mi hanno donato alcuni pensieri a commento della mostra ed un grazie a Tiziano Zamponi che ha realizzato con Spazio Servizi le stampe con la professionalità che gli compete. Un pensiero speciale a Paola Sisma per la suo preziosa collaborazione... Sì, assieme a tutti voi ho degli amici fantastici e ne sono felice!"

Giulia Baglini: "E' stata una bellissima iniziativa, un incontro reale tra idee e immagini! Grazie a Massimo per questa opportunità, che sicuramente servirà a far apprezzare Pistoia a un numero sempre maggiore di persone. Grazie a Marella dello spazio concesso al mio testo, è stato un piacere commentare le immagini di Massimo e conoscere tutte voi e il vostro negozio. Tornerò presto"

LE FOTO DELL'INAUGURAZIONE
















Foto di Massimo Carradori

Foto di Massimo Carradori




lunedì 18 gennaio 2016

Il volto magnetico di David Bowie in una tela di Daniele Capecchi: l'omaggio dell'arte pistoiese al Duca Bianco

Daniele Capecchi: "Black Star"- 2016. Olio su tela, 80 x120

PISTOIA - 14 gennaio 2016

E’ con un’immagine dei suoi anni ’70 che il pittore pistoiese Daniele Capecchi ha voluto rendere omaggio a David Bowie, il cantante, musicista e artista britannico scomparso il 10 gennaio scorso.
Dal suo studio di via Carducci è infatti uscita poche ore fa la tela, dipinta ad olio, che ritrae il volto magnetico del Duca Bianco.
Un ritratto intenso, in bianco e nero, che non a caso Capecchi ha deciso di chiamare “Black Star”, in onore all’ultimo lavoro discografico, uscito due giorni prima della morte dell’artista.
Non è la prima volta che Capecchi stupisce e delizia i suoi estimatori con quadri che vogliono essere un commiato e un atto di riconoscenza nei confronti di uomini e donne del mondo dell’arte e che durante il loro percorso creativo e ancor più nel momento della loro scomparsa lasciano una traccia indelebile nel vissuto emozionale, di Daniele e di tutti coloro che apprezzano i suoi lavori.
Tra i recenti tributi che il pittore pistoiese ha prodotto ricordiamo quello dedicato a Lemmy Kilmister, frontman del gruppo rock-metal Motorhead. Certamente un modo per sentire ancora vicini a noi poeti della parola e delle note, anche quando il loro passaggio su questa terra si è inesorabilmente concluso.

Giulia Baglini
Articolo tratto da La Voce di Pistoia

martedì 5 gennaio 2016

Salva!


Migranti e rifugiati salvati sulle coste dell'isola greca di Lesbo nella giornata del 4 gennaio (Santi Palacios, Ap/Ansa)

Pubblico questa foto per non scivolare nell'indifferenza.
Per sentire su di noi quell'acqua così gelida, quel vento così freddo che già soffia nei campi profughi dove sopravvivono uomini, donne e bambini. Dove un bambino oggi è morto, di freddo. In Turchia. Alle porte dell'Europa. E' una cosa che non si può accettare, ma piano piano stiamo appunto scivolando nell'indifferenza e in alcuni casi, nell'ingiusticabile odio per queste Persone. E per chi non è indifferente c'è il sentimento dell'impotenza. Nei confronti di dinamiche geo-politiche che condizionano la vita delle persone e impartiscono loro il dramma di affrontare un calvario, che quando non si conclude con la morte, si sviluppa attraverso sofferenze inumane.
Io, personalmente, mi aggrappo al comandamento morale Restiamo Umani, come quella ragazzina si aggrappa alle braccia del suo soccorritore. E' una necessità vitale, lei continua a vivere e io continuo a sperare in una umanità veramente degna del suo nome. Vorrei tanto che l'odio sparisse dai cuori e dalle menti di ogni persona di questo mondo.

martedì 29 dicembre 2015

Dedicato a Siena: pensieri illustri e foto amatoriali

Ho passato tre anni della mia vita a Siena, una città che mi ha invaso con la sua bellezza e il suo mistero. Adesso che mi appresto a lasciarla, intendo condensare in parole (di illustri scrittori) e immagini (mie) tutte - o quasi - le emozioni che questa città mi ha dato.

Lampi di vita: il rione della Selva in festa per la conquista del Palio di Agosto 2015

"La città di Sofronia si compone di due mezze città. In una c'è il grande ottovolante dalle ripide gobbe, la giostra con raggera di catene, la ruota delle gabbie girevoli, il pozzo della morte coi motociclisti a testa in giù, la cupola del circo col grappolo dei trapezi che pende in mezzo. L'altra mezza città è di pietra e marmo e cemento, con la banca, gli opifici, i palazzi, il mattatoio, la scuola e tutto il resto. Una delle mezze città è fissa, l'altra è provvisoria e quando il tempo della sua sosta è finito la schiodano e la portano via, per trapiantarla nei terreni vaghi d'un'altra mezza città.










Così ogni anno arriva il giorno in cui i manovali staccano i frontoni di marmo, calano i muri di pietra, i piloni di cemento, smontano il ministero, il monumento, i doks, la raffineria di petrolio, l'ospedale, li caricano sui rimorchi, per seguire di piazza in piazza l'itinerario d'ogni anno.

Qui resta la mezza Sofronia dei tirassegni e delle giostre, con il grido sospeso dalla navicella dell'ottovolante a capofitto, e comincia a contare quanti mesi, quanti giorni dovrà aspettare prima che ritorni la carovana e la vita intera ricominci".
da: "Le Città Invisibili" di Italo Calvino 


"E in un tripudio di bandiere e colori Siena trionfa come sempre immortale”
Silvio Gigli 






 
































"Guardo il Duomo, edificato dove un tempo era stato il tempio consacrato a Minerva. Chi sarà stato il primo a inventare questa armonia di pietra rosata e pietra verde scuro che ricopre tutta la cattedrale a fasce orizzontali, costringendo gli occhi a leggerne lentamente l'architettura? Chi avrà osato scegliere così le pietre colorate, o maneggiarle come la tavolozza di un pittore".



"Mi spingo fino al Campo una piazza inclinata e curva come una conchiglia, che i costruttori non vollero spianare ed è rimasta così, come se fosse un grembo, e guardo i vecchi palazzi di Siena, case antichissime dove vorrei poter vivere un giorno, con una finestra tutta mia, affacciata sui tetti color argilla, sulle persiane verdi delle finestre, come nel tentativo di decifrare da dove venga questo segreto che Siena mormora e che io continuerò a sentire, benché non lo capisca, fino alla fine della vita".






"Ed ecco Siena, la beneamata, la città dove il mio cuore si compiace veramente. Terra di gente amabile, luogo dove tutti hanno bevuto il latte della bontà umana, ti antepongo a Firenze per sempre. Le tre colline su cui è costruita ne fanno una città dove non esistono due strade uguali, tutte contrarie ad assoggettarsi a qualsiasi geometria. E questo meraviglioso colore di Siena, il colore del corpo brunito dal sole, ma che è anche il colore della crosta del pane di granturco, questo colore meraviglioso va dalle pietre alla strada e ai tetti, addolcisce la luce del sole e ci cancella dal viso le ansie e i timori. Non può esservi nulla di più bello di questa città".
José Saramago - Da "Manuale di pittura e calligrafia"

"Siena è una città dedicata alla Vergine Maria. La stessa Torre del Mangia sembra un candido giglio, tradizionale emblema della purezza della Vergine. Il ‘Campo’, piazza che si stende dinanzi al Palazzo Pubblico, potrebbe alludere al manto di Maria, con il quale Ella copre e protegge chi a Lei si affida, come raffigurato in numerosi dipinti". Fonte: http://www.viaesiena.it/ 






 

"Vicoli, salite, volte, valli stringono le maglie della rete e raccolgono i livelli della mossa topografica senza aggrovigliarsi: si pensa più a un tessuto di trama e di ordito fantasiosi che non a una imbrogliata matassa e neppure a un gomitolo. Le piazze, da San Domenico a Provenzano, dal Duomo a Salimbeni e Tolomei sono le pupille da cui Siena riceve e dalle quali riflette, sfolgorante dei suoi marmorei scintillamenti, la luce del suo cielo che l’assedia da ogni parte.


 
















Il reticolo delle sue strade la accoglie invece con parsimonia, in molti casi solo nei più alti fastigi si incendia al sole. Tuttavia il riverbero e il riflesso delle incandescenti sommità diffondono una lucentezza anche nei covi e nei ristagni d’ombra.

Sole, ombra: di che stagione sto parlando? I ricordi possono essere minuziosi, ma la memoria mette a fuoco un’immagine univoca, ed è un’immagine luminosa. Dentro Siena dunque luminosa e policroma, la ruga d’ombra e di silenzio formata dal Casato mi è sempre sembrata diversa, forse insanabile. Ai miei anni mi intristiva, mi dava inquietudine e nello stesso tempo mi attraeva come a un suo modo lucente infero.

Forse la mente si concentra ora sulla sua parte superiore, il Casato di Sopra, e trascura l’altra meno tetra e solenne, più domestica che sfocia nel Campo.
Del resto per lo più tagliavo fuori quella parte, venivo su dalla bassura dell’Onda e salendo per via della Fonte o per via delle Lombarde entravo nel Casato all’altezza del gomito che spezza la sua linearità, la risalivo verso l’alto per andare a Sant’Agostino e al Tolomei.
L’ombra era dunque lucida, e la luce di quell’ombra era la luce di una plaga non visitata dal sole, non di un ipogeo ma di un Ade, così mi pareva: e intanto rasentavo i pochi portoni aperti e i molti serrati di quei palazzi che anche i vetri lustranti delle alte finestre sembravano segregare piuttosto che rendere accessibili alla vita esterna. Questa del resto quasi non dava segni visibili […] 

Nulla di lugubre, sia chiaro, emanava da quelle sembianze ma piuttosto qualcosa di frettoloso e astratto come se dovessero tornare a una realtà altra dalla quale erano state distolte per vile necessità. Che antica quintessenza della senesità si elaborava dietro quelle alte pareti, nell’oscurità di quegli interni, da cui gli altri cittadini mi parevano esclusi…"
Mario Luzi da "Toscana Mater"
Vicoli, salite, volte, valli stringono le maglie della rete e raccolgono i livelli della mossa topografica senza aggrovigliarsi: si pensa più a un tessuto di trama e di ordito fantasiosi che non a una imbrogliata matassa e neppure a un gomitolo. Le piazze, da San Domenico a Provenzano - See more at: http://mydayworth.org/siena-luminosa-e-policroma/#sthash.NM05w0EL.dpuf


Vicoli, salite, volte, valli stringono le maglie della rete e raccolgono i livelli della mossa topografica senza aggrovigliarsi: si pensa più a un tessuto di trama e di ordito fantasiosi che non a una imbrogliata matassa e neppure a un gomitolo. Le piazze, da San Domenico a Provenzano - See more at: http://mydayworth.org/siena-luminosa-e-policroma/#sthash.NM05w0EL.dpuf