giovedì 17 settembre 2015

Un anno fa nasceva Canto dos Prazeres

Canto dos prazeres: Un cantuccio da cui guardare il mondo...: Eccomi approdata nel fantastico mondo dei blog! Tutto è partito dal desiderio di salvare alcuni bei post che rischiavano di perdersi in quel...

Europa e Mediterraneo, quale futuro? Intervista a Giulio Saputo, segretario della Gioventù Federalista Europea

Europa. Mediterraneo. Una parola di origine greca e una parola di origine latina. Che ci parlano delle nostre origini e del nostro orizzonte primario. Una geografia politica che se prima richiamava alla mente un nuovo ordine dato da muri che cadevano e da frontiere che si aprivano, oggi ci parla piuttosto di una fortezza che parla con più voci e che anche per questo non è riuscita ad evitare la morte di migliaia di persone che fuggono da guerre e povertà. Il Mediterraneo si è trasformato in una tomba per uomini, donne e bambini. La notte del 18 aprile 2015 è avvenuto uno dei naufragi più gravi dall'inizio della crisi umanitaria nel Mediterraneo, esplosa nel 2014, con l’acuirsi delle tensioni in Africa e Medio Oriente. Circa 900 persone hanno perso la vita nel Canale di Sicilia.

Ricordo l'ansia e la tristezza che mi assalirono quando cominciai a rendermi conto della tragicità dell'evento, incalzata dalle agenzie che via via comparivano sui siti web, nel corso della mattina seguente. Era una domenica, un giorno che normalmente ci porta a staccare da preoccupazioni e pensieri. Invece fu un giorno grigio, di lutto per tutta l'umanità o almeno per quelli che questa umanità possono ancora fregiarsi di averla, dato che non furono poche le "persone", purtroppo italiane, che riuscirono addirittura a dimostrare la loro gioia e il loro sarcasmo di fronte a un evento così spaventosamente tragico. Sarà forse per questo che il primo post che scrissi su facebook sull'argomento fu in portoghese..
La costernazione per questa tragedia si mescolava alla trepidazione per l'attesa di una settimana molto bella, dato che il mercoledì seguente, il 22 aprile, mi sarei recata al Monumento Brasiliano di Pistoia per partecipare alla commemorazione del 70° anniversario della nostra Liberazione e della vittoria della F.E.B., la Forza di Spedizione Brasiliana che in Toscana e in Emilia Romagna ha lasciato molti segni del suo passaggio, pressoché dimenticato dai libri di storia,  e molte città e paesi liberati grazie alle sue truppe. (v. articolo)

In una parentesi delle celebrazioni ho anche partecipato alla mobilitazione nazionale “"Fermare la strage. Subito!”", promossa dal Cudir, il Comitato unitario per la difesa delle istituzioni repubblicane del Comune di Pistoia. 
Scampoli di umanità che mi hanno restituito l'orgoglio di essere italiana. Presto sarei ritornata a Pistoia per visitare il cantiere dove si sta restaurando il Fregio Robbiano, all'ex Ospedale del Ceppo (v. articolo).
E ancora una volta avrei trovato la possibilità di dialogare con chi ancora crede nel futuro dell'Europa e che non si rassegna alle morti nel Mediterraneo.
Sto parlando di Giulio Saputo, pistoiese, classe 1989, segretario nazionale della Gioventù Federalista Europea. Lo scorso giugno l'ho intervistato. Molte delle sue parole dovrebbero guidare l'azione dei politici nazionali ed europei.
Ecco la sua testimonianza, pubblicata su La Voce di Pistoia (link):


Intervista a Giulio Saputo, segretario della Gioventù Federalista Europea: “Unire l’Europa per unire il mondo”


PISTOIA, 11 giugno 2015
Si è concluso a Pisa lo scorso 24 maggio il XXII Congresso della Gioventù Federalista Europea (la giovanile del Movimento Federalista Europeo) che ha visto l'elezione di un nuovo Segretario Nazionale: Giulio Saputo, pistoiese, classe 1989, già Presidente della Gioventù Federalista Europea di Firenze.
In un momento in cui si sente molto parlare di Europa, sia in relazione alla crisi economica e alle sorti della Grecia, sia in relazione alla crisi umanitaria che si sta compiendo nel Mediterraneo, abbiamo scelto la figura di Giulio Saputo per cercare di avere qualche risposta sul futuro dell’Europa

La sua recente elezione a segretario nazionale della Gioventù Federalista Europea pone l’attenzione sul tema del federalismo europeo, che è largamente ignorato dai mezzi di comunicazione. Come valuta questo aspetto e cosa pensa di fare per far conoscere di più il concetto di Europa politica?

Il problema di questa distanza deriva dal fatto che l’Europa per un lungo periodo che continua ancora oggi è stata il capro espiatorio delle politiche dei governi nazionali e dopo che è scoppiata la crisi economica l’Europa è arrivata nelle case dei cittadini ma solo in quanto legata alla moneta unica e alle questioni economico-finanziarie.
Manca quindi una consapevolezza collettiva su come è nata l’Europa e su cosa si basa l’idea stessa di Europa, un’idea che l’ha portata anche a conseguire, nel 2012, il Premio Nobel per la Pace.
Si tratta di una mancanza che deriva anche dal fatto che nelle scuole non si insegna più l’educazione civica né tantomeno il concetto di cittadinanza europea.
L’Europa nasce come progetto politico finalizzato a costruire una democrazia sovranazionale, con obiettivi di lungo periodo che nascono dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale. Quindi per capire e far funzionare bene l’Europa bisognerebbe tornare a queste radici, superando il discorso dell’economia e rimettendo al centro la politica.
Noi federalisti paghiamo il fatto di avere una totale autonomia politica, economica e finanziaria, sostenendoci con le tessere dei nostri iscritti.
Questo ci rende poco visibili a livello mediatico, a differenza dei partiti e dei movimenti politici tradizionali. Siamo infatti apartitici ma molto “politici”, abbiamo nel nostro dna, a partire dal Manifesto di Ventotene, la confluenza di diverse ispirazioni politiche verso un obiettivo comune.
Anche nel panorama politico attuale, che si divide secondo noi tra i progressisti (sia a destra che a sinistra), favorevoli all’Europa politica e i reazionari, ossia i populisti e gli euroscettici, noi siamo disponibili ad accogliere persone di ogni appartenenza politica, proprio perché per noi la linea di demarcazione è tra chi vuole più Europa e chi vuole meno Europa.
Con la mia segreteria cercherò di sollecitare i cittadini ad approfondire il concetto di Europa politica e di sensibilizzarli sulle tematiche europee, costruendo nuove sezioni e collaborando con le forze politiche e della società civile del territorio pistoiese, che ritengo fertile per l’approfondimento sul tema delle politiche europee.

Lei ha detto che ci vuole più Europa e che i cittadini europei non sono sempre consapevoli dei diritti che spettano loro. Quali sono quindi i vantaggi dell’essere cittadini europei?

Viviamo in pace, l’Unione Europea ha istituzionalizzato i conflitti all’interno del Parlamento; possiamo viaggiare senza passaporto e usufruire delle opportunità formative offerte da progetti come Erasmus e Comenius e dalle opportunità lavorative offerte dai bandi europei e dal servizio di volontariato europeo.
Manca però un’architettura democratica che permetta ai cittadini di essere rappresentati politicamente, in quanto le decisioni vengono prese tutte a livello intergovernativo e i parlamenti nazionali ratificano le decisioni già prese a livello europeo.
Di conseguenza i cittadini pensano che le decisioni vengono prese in un’area dove non possono avere voce.
L’Unione Europea avrebbe bisogno di risorse proprie, senza gravare fiscalmente sui cittadini e in modo da rilanciare lo sviluppo.
Il 25 e 26 giugno si svolgerà un vertice del Consiglio Europeo, in occasione del quale l’Eurogruppo presenterà un importante documento. Sarà anche la sede in cui i parlamentari europei dovrebbero sottoscrivere il nostro Federalist Question Time, ovvero le risposte alle domande poste dal Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker nella sua nota “Verso una migliore governance economica nella zona euro: preparativi per le prossime fasi”.
Con questa iniziativa chiediamo ai parlamentari europei e nazionali di impegnarsi per il rafforzamento dell'Eurozona (link iniziativa: http://www.wetheeuropeanpeople.eu/v3/).
La nostra capacità propositiva va nella direzione di riconsegnare all’Italia il suo ruolo di mediazione e di guida nei confronti degli altri stati europei, allo scopo di favorire l’integrazione politica europea.
Allo stato attuale infatti l’Europa agisce solo come un insieme di governi, con gli stati nazionali che hanno tutti dei piccoli interessi particolari e con un Parlamento europeo che è privo di un potere effettivo.
Il caso della Grecia è emblematico: è uno stato con un’economia piccola, che poteva essere inclusa subito nel processo di unificazione europea, mentre l’Europa ha temporeggiato e non ha fatto come gli Stati Uniti con la California, che era addirittura fallita ma che è stata salvata subito dopo in base alla forte volontà federalista del governo centrale.


La gravissima emergenza dell’immigrazione dai paesi a sud del Mediterraneo richiederebbe una voce unica europea. Quali strumenti dovrebbe mettere in campo l’Europa per affrontare questa crisi?

Secondo me non serve aumentare le risorse a Frontex, bisognerebbe invece stabilire una politica estera europea comune a tutti gli stati, in modo da risolvere le crisi nei paesi africani e in modo da stabilizzare le aree da dove provengono i profughi. Invece si assiste a una disumanizzazione della politica e non si tiene conto del dramma vissuto dai migranti, proponendo come unica soluzione il bombardamento dei barconi e lasciando che gli spazi lasciati vuoti dalla politica vadano in mano a chi fa populismo e a chi parla alla pancia delle persone.

Immagino che Altiero Spinelli, fondatore del Movimento Federalista Europeo, rappresenti un mentore per lei e che la lettura dei suoi scritti abbia instillato in lei l’amore per l’Europa e anche determinato la scelta di iscriversi alla Facoltà di Scienze Politiche

Indubbiamente Altiero Spinelli con il “Manifesto di Ventotene" e con “Come ho tentato di diventare saggio” e anche Mario Albertini con "Il federalismo" rappresentano un faro per la mia visione politica e per la mia adesione al federalismo europeo. Entrambi davano un quadro diverso dell’Europa da quello prevalente oggi, era un’Europa da sogno romantico, ben lontana dal regno dei burocrati che è diventata oggi. Con le loro idee stipulavano un impegno preciso verso un avvenire di pace, ispirati anche dai valori della Resistenza, durante la quale molti federalisti persero la vita.
Purtroppo oggi i federalisti vengono accusati di essere dipendenti della Cia o di essere vicini a gruppi occulti di potere, proprio perché non si riesce a spiegare la loro autonomia finanziaria e il loro disinteresse verso l’imperativo del do ut des che molto spesso regna nei rapporti politici.
Il nostro obiettivo a medio termine è l’integrazione europea mentre quello a lungo termine è unire l’Europa per unire il mondo, in base a un modello di pace mondiale, di giustizia sociale e di istituzionalizzazione del conflitto, un modello già idealizzato dal filosofo tedesco Immanuel Kant nel 1700.
Per mettere in atto questo progetto bisognerebbe istituire un unico governo economico, con risorse proprie e un bilancio unico, ben oltre i numeri di adesso, che vedono il bilancio dell’Unione Europea pari allo 0,9 % del PIL degli stati membri. E’ infatti inutile avere una moneta unica ma 29 governi diversi. Così come sarebbe necessario attuare una politica unica di difesa, con un unico esercito europeo, che favorirebbe lo sviluppo anche nelle aree di crisi e nelle zone poste ai confini con l’Europa. Questa razionalizzazione permetterebbe inoltre di avere a disposizione risorse aggiuntive da destinare a progetti in campo sociale, per esempio ai redditi di cittadinanza.
Rimanendo sempre in tema militare, noto una incapacità generale di gestire l’Isis: ciò deriva dalla difficoltà di capire l’identità dei fanatici jihadisti, di interpretare da dove proviene il loro disagio, che li porta a scegliere l’estremismo come soluzione. E l’Europa deve avere un ruolo anche qui, non deve solo reprimere, ma anche dire a queste persone cos’è l’Europa, cercando di prevenire il fenomeno dei “foreign fighters”.

Dopo bilancio e difesa unici, il processo di integrazione europea prevede anche politiche sociali uniche?

Sì anche lo stato sociale dovrebbe essere a livello europeo e settori come la salute e l’ambiente dovrebbero essere tutelati a livello sovranazionale, ma tutto ciò è vincolato al fatto che l’Europa ha poche risorse finanziarie e anche al fatto che i singoli stati vanno nella direzione contraria e tagliano lo stato sociale.
Sono tutti concetti che noi cerchiamo di diffondere come onere e responsabilità verso la comunità: si tratta di portare un granello di sabbia al cambiamento e alla costruzione della Federazione Europea.

Giulia Baglini

Nella foto: da sinistra, il tesoriere della GFE Antonio Argenziano, Giulio Saputo e il presidente Simone Fissolo

Per info sulle attività della Gioventù Federalista Europea
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