Storie di Pistoia - Atto Melani, un "soprano" pistoiese alla corte del Re Sole


Atto Melani nei panni di Apollo in un dipinto di Andrea Sacchi (1641)
Il 30 marzo 1626 nasceva a Pistoia Atto Melani, uno dei più celebri cantanti castrati del XVII secolo, nonché un abile diplomatico, abate e spia al servizio del Regno di Francia e del cardinale Mazzarino. 
A 400 anni dalla sua nascita, l'Archivio di Stato di Firenze dedica al poliedrico abate due giornate di studi ed approfondimenti: il 10 e l'11 settembre archivisti, bibliotecari, storici, medici, musicisti, storici dello spettacolo e scrittori si confronteranno per inquadrare la dimensione politica, la scena musicale e le reti diplomatiche tra le corti europee di Ancien Régime nelle quali Atto Melani seppe muoversi con singolare disinvoltura. Ecco perché ho pensato di proporre sul mio blog l'articolo che ho dedicato a questa enigmatica figura nel 2021
 
PISTOIA, 17 aprile 2021 

"Mulieres in ecclesia taceant", “le donne stiano zitte quando sono in chiesa”: in questo versetto tratto da una lettera di San Paolo ai Corinzi si punta il dito contro la possibilità per l’altra metà del cielo di partecipare al rito religioso sia con le letture che con il canto. Le soli voci acute ammesse al coro durante le liturgie religiose per molti secoli sono state solo quelle dei bambini e dei falsettisti.

La Cantoria di Luca della Robbia
Nessun ruolo attivo nelle chiese e tantomeno nei teatri: la donna non doveva lavorare o esibirsi, se lo faceva era considerata solo un fenomeno da baraccone, come ricorda lo storico pistoiese Iacopo Cassigoli. Per questo motivo, fin dal primo periodo dell’Impero Bizantino, intorno al 400, si ha notizia dei cantanti “eunuchi”, già utilizzati anche nelle corti dell’Impero ottomano e del Celeste impero cinese. In Italia comparsero nel 1500, forse importati dalla Spagna, che fino alla fine del secolo precedente era rimasta in gran parte sotto il dominio degli Arabi: qui, gli eunuchi erano impiegati come custodi dell'harem. Le donne rimasero lontane dalla professione canora fino al 1700, tanto che le prime donne soprano si avranno solo con le opere di Mozart. Operisti e compositori, nel corso del XVII e XVIII secolo, si affidarono dunque ai cosidetti “castrati”, espressione spesso sostituita con "cantori evirati", "musici" o "soprani naturali". Molti erano poveri e venivano mandati nelle scuole di canto per essere avviati a una carriera che riscattasse la sorte delle famiglie. Si trattava di una pratica clandestina che ufficialmente la Chiesa non tollerava ma che permetteva ampiamente.

Essi divennero personaggi molto richiesti, come le pop star o gli influencers di oggi, suggerisce ancora Cassigoli: personaggi pubblici di grande fama che possono rivestire anche ruoli differenti da quello ufficiale. Per fortuna oggi questa pratica è caduta in disuso, anche se esiste una categoria di artisti, i sopranisti, con un loro affezionato pubblico e un preciso repertorio, quello sei-settecentesco che fu degli “evirati cantori”.

Atto Melani
Anche Pistoia annovera tra i suoi illustri cittadini uno di questi influenti personaggi: stiamo parlando di Atto Melani, nato il 30 marzo 1626 da Domenico e Camilla Giovannelli. Aveva sette fratelli, sei dei quali castrati. Lui, Jacopo e Alessandro furono i più celebri. Poiché il padre, campanaro e lettighiere, era dipendente del vescovo di Pistoia, fu probabilmente quest’ultimo a farsi carico degli studi del giovane, affindandolo a Pompeo Manzini, allora maestro di cappella della cattedrale. Dai dieci ai diciassette anni, Atto cantò nel coro del Duomo di Pistoia. A dodici anni era già stato sottoposto alla castrazione ed entrò in contatto come cantante soprano con la corte fiorentina e con il principe Mattias de’ Medici, suo primo mecenate. Grazie a lui il Melani cantò in due opere di Francesco Sacrati, “La finta pazza” e “Bellerofonte”. Insieme al cardinale Giovan Carlo de’ Medici si recò a Roma, con l’intento di potersi formare presso il compositore Luigi Rossi e il castrato Marcantonio Pasqualini.

Il Cardinale Giulio Mazzarino
Un diverso destino lo attendeva: da Parigi arrivò l’ordine, direttamente dal Cardinale Giulio Mazzarino, di averlo in prestito dai Medici per la corte francese. La regina di Francia Anna d’Austria, reggente per il figlio Luigi XIV fino al 1651, apprezzò subito sia Atto Melani che Eleonora Baroni, cantante romana invitata alla corte francese nello stesso periodo. Entrambi i cantanti sono citati nella parte finale di una poesia di Jean de la Fontaine. L’autore delle celebri favole ispirate a Esopo e Fedro aveva assistito ad un'esecuzione dell'Orfeo di Luigi Rossi con Atto nel ruolo principale.

La poesia recità così:

“Que dis-tu de l'ardeur dont la Cour échauffée

Frondait en ce temps-là les grands concerts d'Orphée

Les lons passages d'Atto et de Leonora,

Et du déchaînement qu'on a pour l'opéra?”

E può essere tradotta come di seguito:

"Che ne dite dell'ardore con cui l'infiammata Corte

lanciò in quei tempi i grandi concerti di Orfeo

i lunghi passaggi di Atto e di Leonora,

e della passione che abbiamo per l'opera?"

Potendosi muovere liberamente negli appartamenti reali, Atto Melani avviò una seconda carriera, quella dell’informatore: tenne fitti contatti epistolari e personali con alcuni dei più potenti personaggi del tempo. Al già citato Mattias de’ Medici scrisse una lettera sulle trattative per la pace di Vestfalia.

Nel corso della prima fase della Fronda, che vide i nobili rivoltarsi contro la tendenza assolutista del regno, si rifugiò a Saint-Germain, ma nel marzo del 1649, alla fine della crisi ripartì per Firenze, con grande dispiacere di Anna d’Austria. Fu conteso anche dal duca di Mantova Carlo II Gonzaga Nevers, ma fu costretto a declinare il suo invito. Strinse ottimi legami con la corte di Savoia e di Modena, relazioni dalle quali probabilmente derivò una certa agiatezza materiale, dimostrata dall’acquisto di due vaste proprietà in Toscana. Nel 1653 fu incaricato da Mattias de’ Medici di raccogliere informazioni politiche e per questo inviato a Innsbruck. Trovò una corte ostile, anche a causa della rigida gerarchia che si era stabilita tra gli altri musicisti. A Ratisbona, invece, venne accolto con tutti gli onori dall’imperatore Ferdinando III d’Asburgo.

All’inizio del 1655 scrisse al duca di Mantova lasciando trapelare l’intenzione di abbandonare la corte dei Medici nella speranza di ottenere un posto meglio remunerato. Tornò a Roma nello stesso anno al seguito del cardinale Giovan Carlo de’ Medici, il quale ne trasse profitto per il proprio esclusivo prestigio personale e lo relegò al ruolo di semplice interprete. L’anno successivo il Melani tornò alla corte di Francia, dove si guadagnò di nuovo il successo che aveva ottenuto nel decennio precedente. La regina e il giovane Luigi XIV lo ascoltavano sia in occasioni private, sia nelle manifestazioni musicali cui prendeva parte tutta la corte. In Francia era infatti tradizione che i nobili e lo stesso re partecipassero regolarmente a eventi musicali, soprattutto quelli danzati. A lui venne affidato il ruolo principale del "Balletto dell’Amor malato" di Giovanni Battista Lulli.

Mazzarino gli conferì vari incarichi diplomatici. Nel 1657, dopo la morte dell’imperatore Ferdinando III, fu inviato a Monaco di Baviera per convincere la principessa Enrichetta Adelaide di Savoia a sostenere la candidatura del marito, l’elettore di Baviera Massimiliano, al trono imperiale. Come ricompensa, ricevette il titolo di gentiluomo di camera di Luigi XIV nel mese di agosto 1658, oltre al beneficio dell’abbazia di Beaubec in Normandia e a una pensione annua proveniente dal vescovado di Béziers. Nel 1660 fu inoltre naturalizzato cittadino francese. Il cantore prese inoltre parte alle negoziazioni preliminari alla pace dei Pirenei, sancita nel 1660 dal matrimonio di Luigi XIV con Maria Teresa d’Austria e fu coinvolto nelle trattative di altri due matrimoni legati alla corte francese: quello di Margherita Luisa d’Orléans con Cosimo de’ Medici (futuro granduca Cosimo III) e quello di Maria Mancini con Lorenzo Onofrio Colonna, entrambi celebrati nel 1661.

Nonostante il ruolo di prestigio raggiunto a livello politico, Melani non fu favorito nell’assegnazione delle parti in due importanti opere prodotte nei primi anni Sessanta dalla corte francese per le celebrazioni del matrimonio di Luigi XIV con Maria Teresa d’Austria.

Con la morte di Mazzarino la posizione di Melani alla corte francese cominciò a vacillare. Dietro le insistenti richieste del duca di La Meilleraye, marito della nipote di Mazzarino Ortensia Mancini, Luigi XIV lo inviò a Roma, dove trovò la protezione del cardinale Flavio Chigi. Quando si venne a sapere che il ministro delle finanze Nicolas Fouquet gli inviava regolarmente copie delle lettere che indirizzava al re e ai suoi segretari, Luigi XIV ordinò che si ponesse fine alle relazioni con il cantante. Da qui la decisione di lasciare Roma e il trasferimento a Firenze, verso il 1663.

Nel 1667, alla morte del papa Alessandro VII, il Melani si recò a Roma, dove, ancora una volta grazie a Mattias de’ Medici, entrò sotto la protezione dei Chigi. Nella città eterna, si impegnò nel promuovere la candidatura di Giulio Rospigliosi al soglio pontificio, il quale fu eletto come Clemente IX nel giugno dello stesso anno. I due si conoscevano già dal 1638, quando Melani fu lanciato nel riallestimento pistoiese dell’Erminia sul Giordano, opera firmata dallo stesso Rospigliosi.

Giulio Rospigliosi - Papa Clemente IX (Foto Simone Magli) 

Il Papa pistoiese gli concesse il privilegio di poterlo visitare liberamente e così gli fu possibile ricostruirsi una credibilità come diplomatico, tanto che Clemente X lo nominò protonotaro apostolico.

Nel 1668 si si esibì per l'ultima volta come cantante a Palazzo Colonna. Nel 1679 rientrò definitivamente a Parigi, dove morì, nel gennaio 1714, alla ragguardevole età di 88 anni. Nei 35 anni che lo videro ancora al servizio di Luigi XIV molte delle nomine e dei titoli francesi presso la Santa Sede furono opera sua.

La posizione raggiunta da Melani in Francia gli consentì di inviare denari e gioielli alla famiglia e ai nipoti Luigi e Domenico, che lo chiamavano lo "zio abate". I Melani, poterono così ascendere la scala sociale, costruendo un palazzo, acquistando poderi e ville (come quella di Castelnuovo, a Cantagrillo) e facendo ingresso nella nobiltà cittadina.

Il Melani ha lasciato in eredità ai propri familiari, ai cardinali D’Estrèes e Toussaint de Forbin-Janson e ad altre figure importanti come sovrani, primi ministri e pontefici, una nutrita corrispondenza della quale un volume è conservato presso la British Library, comprendente lettere inviate al castrato pistoiese dai cardinali Ottoboni e Paolucci.

La corrispondenza era stata conservata fino al 1906 a Palazzo Melani di Pistoia, nella stanza sacrario dedicata ad Atto, ma in seguito al tracollo della famiglia fu dispersa o venduta a collezionisti privati. Nel 1995 la Biblioteca Marucelliana di Firenze acquistò nove volumi di questa corrispondenza, conservandoli nel fondo “Manoscritti Melani”.

Anche il palazzo di famiglia non esiste più: danneggiato dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato demolito per far posto all’attuale via della Costituzione e a edifici moderni.

Il volto di Atto Melani è stato scolpito da Vittorio Barbieri nel cenotafio marmoreo conservato nella chiesa di San Domenico.

I due scrittori Rita Monaldi e Francesco Sorti hanno reso celebre Atto Melani sia in Italia che all'estero, rendendolo personaggio di una saga di romanzi: Imprimatur, Secretum, Veritas, Mysterium e Dissimulatio.

A Pistoia la sua figura è stata ricordata grazie all'Associazione Amici di Groppoli: nel 2014, in occasione del tricentenario della sua scomparsa, era stato creato un programma di attività celebrative, con la pubblicazione dell’epistolario e la proposta di intitolazione di una strada cittadina a Melani. A dirigere il progetto era stato scelto Tommaso Braccini, docente di Filologia classica all’Università di Torino. Inoltre, nel 2016, l'Accademia dei Ritrovati aveva presentato il volume “Ritratto di un Castrato. Politica, protezione e musica nella vita di Atto Melani”, scritto dal docente di Cambridge Roger Freitas.

Nel 2017, al Teatro Bolognini di Pistoia andò in scena "La ferita della bellezza" di Luca Scarlini, per la regia di Giovanni Guerrieri: il personaggio di Atto Melani fu interpretato da Massimo Grigò. Nello spettacolo Luca Scarlini ha immaginato il rapporto tra Atto e l’unico fratello non evirato, Giacinto, scelto dal padre per portare avanti il nome della famiglia e amministrarla.

 Articolo originariamente pubblicato sulla testata PistoiaSette   

AGGIORNAMENTI

La mostra "Atto Melani (1626–1714), La voce segreta del potere", allestita presso la Biblioteca Labronica F. D. Guerrazzi di Villa Fabbricotti dal 5 giugno al 30 agosto 2026 è stata prorogata fino al 10 settembre 2026. L’esposizione, organizzata dal Comune di Livorno in collaborazione con Cooperativa Itinera e curata da Monaldi & Sorti – Rita Monaldi, Francesco Sorti e Theodora Maria Sorti – riporta al centro dell’attenzione la straordinaria figura di Atto Melani, celebre cantante nelle corti europee, diplomatico, informatore e agente politico, capace di passare dal successo sulle scene ai luoghi del potere. Il cuore della mostra è una scoperta di eccezionale rilievo: oltre 3000 lettere dell’archivio perduto di Atto Melani, ritenuto disperso da oltre un secolo, sono riemerse nell’Autografoteca Bastogi della Biblioteca Labronica. Il fondo, identificato grazie alla catalogazione informatizzata della Labronica e alle ricerche di Monaldi & Sorti, comprende un vasto carteggio con papi, cardinali, ministri, ambasciatori e protagonisti della politica europea del Seicento. 


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