mercoledì 31 dicembre 2014

Immagini in movimento, suoni ed emozioni: i tre video più belli nel 2014 di Giulinha

Non sono riuscita a sottrarmi alle tradizionali classifiche di fine anno e allora ho stilato la mia personale triade dei video che mi hanno più emozionato. Dietro ognuno di loro c'è il Brasile...

1) Al primo posto metto il video "I'm alive":  girato nella foresta di Tijuca, a Rio de Janeiro, da un collettivo di artisti che intendevano celebrare la difesa delle foreste a livello globale e che hanno deciso di farlo cantando la loro musica nel polmone verde urbano più grande del mondo.
Il video è uscito il 22 aprile, in occasione della Giornata della Terra e per iniziativa della Rainforest Alliance.
Il più anziano del gruppo è Caetano Veloso, alla cui carriera artistica precedente è ispirato il motivo conduttore del brano: esso infatti, come ci racconta il sito Dentroriodejaneiro ,"è una rivisitazione del celebre “Nine Out of Ten”, inserito nell’album “Transa” di Caetano Veloso. Ovviamente, è rimasta viva la linea melodica, mentre il testo è stato totalmente riscritto dallo stesso Caetano Veloso, da Criolo, Emicida, Lenine e Pretinho da Serrinha. L’unica parte intatta del testo è il ritornello, un mantra di speranza: “I’m alive and vivo, muito vivo vivo. Feel the sound of music banging in my belly”.
La parte che mi emoziona di più è quella dove Caetano abbraccia uno degli imponenti alberi della Tijuca e dove canta in spagnolo: la solennità di questo idioma conferisce alla sua interpretazione un carattere ieratico, in linea con la sacralità, il rispetto e la venerazione che sarebbero dovuti a Madre Natura.
Ecco l'emozionante video. Un vero balsamo per le orecchie e per gli occhi. E per l'anima. https://www.youtube.com/watch?v=FvIyRzm8JMo

2) Al secondo posto un altro mostro sacro della musica popolare brasiliana: Marisa Monte. Qui interpreta uno dei brani più intimisti e sensuali di Chico Buarque, "Samba e amor". E lo fa con uno stile graffiante, da vera "gata", usando la voce come uno strumento, nel più puro stile jazzistico:  https://www.youtube.com/watch?v=mU3BktTVq9Q. 
Ho scoperto questo video andando a caccia di tutte le versioni di questa canzone, scritta e cantata da un uomo e ricantata da moltissime interpreti femminili. Tutto è partito da una versione cantata da un'interprete italiana, Manuela Doris, che ho scoperto il giorno dopo la finale Germania-Argentina.
Ecco cosa scrivevo quel giorno:
"Mentre le immagini del Cristo Redentore illuminato di fronte al Maracanà in festa per la Germania vittoriosa scorrono ancora nelle nostre menti, finito il Mondiale ciò che ci lega al Brasile e continuerà per sempre a farci amare questo paese è la sua musica. Oggi, passata la festa, per riprendere in mano il Brasile di sempre, ho ascoltato "Samba e amor" una delle canzoni più intime di Chico Buarque. E l'ho ascoltata nell'interpretazione di Manuela Doris, giovane cantante romana che con la sua delicata ma intensa voce propone i grandi brani della tradizione musicale brasiliana e latino-americana".

3) Al terzo posto un video girato dalla BBC per celebrare i Mondiali che si sono tenuti quest'estate in Brasile. Ho seguito questa manifestazione con il fiato sospeso, preoccupata per le possibili criticità che potevano derivare dal ritardo nella costruzione degli stadi. Tutto è andato bene, ma il pensiero va agli operai che quegli stadi li hanno costruiti: alcuni di loro sono morti e nessuno di loro è stato mai ricordato alle varie cerimonie presenziate da Dilma e Blatter. Magari sarebbero andati allo stadio con i loro figli, dedico a questi bambini e alle loro madri il mio augurio per un 2015 più sereno.
https://www.youtube.com/watch?v=QZ6MXJQBbGo


mercoledì 3 dicembre 2014

I simboli dentro le pietre e la materia: l'eternità della bellezza - La Piazza del Duomo di Pisa

La Torre di Pisa è uno dei simboli dell'Italia insieme al Colosseo, al David di Michelangelo e a Pinocchio, tanto per dire quanto sia veramente "pop". Spesso è stata usata in pubblicità ed è anche stata bistrattata, associando la sua forma rettilinea al simbolismo fallico.
Ma questo splendido monumento deve essere visto nella sua integrazione con gli altri monumenti di Piazza del Duomo, che io preferisco sempre chiamare con il suo vero nome anziché con l'appellativo datole da Gabriele D'Annunzio di "Piazza dei Miracoli".

Luminara: la Torre e la Piazza nel loro massimo splendore

Se proprio devo mitizzare questa piazza unica al mondo allora la chiamo "il mio paradiso di marmo".
Vero è che chi entra per la prima volta in Piazza del Duomo da Piazza Manin rimane colpito in primo luogo dal Campanile e dalla sua pendenza, ma se poi ci mettiamo ad approndire la simbologia che sta dietro ogni pietra degli edifici che compongono questo recinto sacro saremo colti da ben altro tipo di meraviglia.
Partiamo dalla Cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta il 25 marzo 1063, giorno in cui il sole entra in ariete e inizia l'anno secondo l'antico calendario pisano.
Oltre alla simbologia secondo la quale l'allineamento di Torre, Battistero e cupola della Cattedrale rispecchia la costellazione dell'ariete, la Cattedrale custodisce in sé e nelle sue recondite armonie architettoniche un evento rituale che accade proprio a mezzogiorno di ogni 25 marzo, giorno del Capodanno pisano: un raggio di sole penetra nel Duomo da una finestra rotonda della navata centrale e colpisce un uovo di marmo sopra una mensola posta sul pilastro accanto al pergamo di Giovanni Pisano, sul lato opposto.

Foto da Pisatoday
La spiegazione sta nel fatto che i Pisani, almeno fin dal X secolo, decisero di far coincidere l'inizio dell'anno con l'Annunciazione (e quindi l'Incarnazione di Gesù), ossia 9 mesi prima del 25 dicembre. Si ottenne così l'Anno Pisano ab Incarnatione Domini (o Christi), in anticipo sul calendario comune. Il 25 marzo diventò il primo giorno del nuovo anno solare, che si sarebbe poi concluso il 24 marzo successivo.
La data del 25 marzo ha una doppia valenza: ci ricorda l’Annunciazione alla Vergine ed è prossima all’equinozio di primavera, che vede il risveglio della vita dopo i rigori invernali. (Fonte: Stile Pisano)

Molti anni fa a Pisa si svolse una mostra dal titolo "Costruttori di navi costruttori di cattedrali" e mai come nella città alfea questo parallelismo tra edificio religioso e imbarcazione fu così stretto, in onore alla potenza di Pisa come Repubblica Marinara, che permise alla città di arrivare a rivendicare per sé il ruolo di 'nuova Roma'. E lo stesso appellativo di "seconda Roma" le venne attribuito da San Bernardo di Chiaravalle.


Le stesse navate di cui si compongono le sue chiese
e principalmente la Cattedrale, sarebbero come una riproduzione su terra ferma dei vascelli con cui i pisani esercitavano il loro dominio nel Mediterraneo.
Pisa ha un'origine ancora ignota: Alfea, l'altro nome con cui si indicava la città, è dovuto alla provenienza dei suoi, forse leggendari, fondatori di origine greca. Un'altra ipotesi è che Pisa fu fondata dai Liguri e poi conquistata successivamente dagli Etruschi.
Già durante l'epoca romana il suo porto era fiorente e attivo: lo testimonia l'eccezionale ritrovamento di trenta antiche navi romane, databili tra il III secolo a.C. ed il VII d.C. con i loro carichi di gioielli ed utensili vari, anfore e monete. I reperti sono ospitati in un cantiere provvisorio che, forse, alla fine del 2016, assumerà la veste di Museo all'interno degli Arsenali Medicei.

Leggiamo dal sito dell'Opera Primaziale:
"La Cattedrale come la vediamo oggi nasce da una ricostruzione, in prossimità di una precedente Cattedrale riscoperta nel corso di recenti scavi archeologici.
La nuova S. Maria fondata nel 1064, anno della vittoriosa impresa antisaracena di Palermo, il cui bottino fu in parte investito proprio nella sua costruzione. Il "tempio di marmo bianco come la neve"  così lo definì l'autore dell'iscrizione funebre per il suo architetto, Buschetto  rappresentava l'intera comunità civile e religiosa; e doveva rispecchiarne, agli occhi del mondo, fama e potenza: in facciata furono apposte epigrafi che celebravano le principali imprese marinare; sui fianchi s'inserirono pezzi di reimpiego provenienti da monumenti di età romana per sottolineare la grandezza di Pisa come 'altra Roma'; il paramento venne ornato riccamente di elementi decorativi, tra cui spiccano le losanghe policrome di derivazione araba; sul culmine del tetto, infine, fu collocato il magnifico grifone bronzeo di fabbricazione islamica ora nel Museo dell'Opera (al suo posto è una copia), forse proveniente dalla Spagna e con ogni probabilità giunto a Pisa col bottino di qualche spedizione militare.

Di fronte alla Cattedrale, in asse con la sua facciata, fu costruito il Battistero, fondato nel 1152 su progetto di Diotisalvi: un edificio che  secondo gli ultimi studi  risulta fortemente impregnato di ricordi del Santo Sepolcro di Gerusalemme, riproponendo così il tema degli influssi e delle relazioni tra l'architettura pisana e l'Oriente. Alla costruzione dell'edificio, destinato ad ospitare il fonte presso il quale i Pisani entravano a far parte del popolo cristiano, partecipò coralmente l'intera città: il cronista coevo Bernardo Maragone narra che una delle otto colonne provenienti dall'Elba e dalla Sardegna, messe in opera all'interno nel 1163, fu innalzata dagli abitanti della zona di Porta Aurea.

La pianta circolare del Battistero fu ripresa nel 1173 dall'anonimo progettista del Campanile (Bonanno Pisano? o ancora magister Diotisalvi?). Opera inusuale nella sua rotondità che richiama le curve delle vicine absidi della Cattedrale, accomunato agli altri edifici della Piazza dal ricorrere di colonne e archetti.
Con la torre campanaria il complesso della Cattedrale risultava completo; ma nel Duecento, mentre i lavori proseguivano e gli edifici si arricchivano di magnifiche opere d'arte, due nuovi fabbricati andarono a definire lo spazio della Piazza come lo si vede oggi, entrambi nati per iniziativa del grande arcivescovo di Pisa Federico Visconti.
Fonte: territoridel900.wordpress.com
Di fronte ad esso si avviò, nel 1277, la costruzione di un nuovo cimitero ove concentrare le tombe fino ad allora sparse intorno al Duomo.
È il progetto sfociato nella realizzazione del Camposanto, straordinario chiostro quadrangolare che, con la sua facciata marmorea, conclude a Nord la Piazza dei Miracoli, concepito per la sepoltura dei morti come pure per l'ammaestramento dei vivi, invitati a riflettere sulla vita terrena ed eterna dal grandioso ciclo di affreschi, detti del Trinofo della Morte e realizzati da Buonamico Buffalmacco tra il 1336 e il 1341".

A Sud venne eretto lo Spedale Nuovo, imposto alla città nel 1257 da papa Alessandro IV come segno dell'avvenuta riconciliazione con la Sede apostolica dopo una crisi durata più di un quindicennio, ove ricevevano assistenza pellegrini, poveri e malati: è il grande edificio che attualmente ospita il Museo delle Sinopie".
Un discorso a parte la merita l'eccezionale acustica del Battistero: tutt'oggi le poche note canore che intona il custode, riescono a strappare un lungo e sincero applauso come se ad esibirsi fosse stato un famoso cantante, questo per il frutto della magia acustica che l'edificio produce. GUARDA IL VIDEO
Questa particolare conformazione dell'edificio ha spinto Leonello Tarabella, ricercatore/musicista dell’Istituto di scienza e tecnologia dell’informazione (Isti) del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa a trasformare il millenario Battistero pisano nelle notti di venerdì 23 e sabato 24 giugno 2006 in uno strumento musicale con il primo concerto per battistero e computer mai realizzato.
Il progetto, chiamato 'Siderisvox', era nato quasi per caso nel 1997 dall'incontro tra Tarabella e monsignor Silvano Burgalassi, sacerdote e accademico, autore del libro "Pisa e il computo del tempo", nel quale Piazza del Duomo viene descritta come una clessidra cosmica perché il sole, battendo in precisi punti della piazza, scandisce il ritmo della vita e delle stagioni.
Inoltre nel battistero e negli altri monumenti della piazza, è applicata la sezione aurea, in anticipo sui testi del matematico pisano Leonardo Fibonacci.
Ogni monumento della piazza rappresenta infine un momento della nostra vita: nascita (Battistero), vita cristiana (Cattedrale e Campanile), morte (Camposanto).

Concludo con questa affermazione dello studioso Valerio Ascani: "La struttura cilindrica della Torre, fondata nel 1173, si rifà alla tipologia dei fari e delle torri di avvistamento costiere che in quel stesso periodo, la seconda metà del XII secolo, la Repubblica pisana stava costruendo sul litorale, anche se naturalmente in questo caso la chiave è spirituale e religiosa. La Torre di fatto rappresentava un richiamo visivo e sonoro per fedeli e pellegrini, che venivano così indirizzati verso i riti che si svolgevano in duomo, una teoria confermata dall'analisi delle iconografie dei rilievi e dei capitelli del campanile".

P.s. Nel 1987 i fratelli Taviani hanno ambientato una scena del loro film "Good Morning Babilonia" proprio in Piazza del Duomo. Ecco uno spezzone del film: https://www.youtube.com/watch?v=PhbJaawq7AU

mercoledì 19 novembre 2014

Appello per gli amici brasiliani che amano l'Italia: un voto per la Certosa di Calci!



Nel momento in cui scrivo sul sito del FAI ci sono 42.229 voti a favore della Certosa di Calci, di cui 3.169 online.
Per spargere la voce ho coinvolto alcuni amici brasiliani e brasilofili su Facebook, facendo uno specifico appello.
E' in gioco una grande opportunità finanziaria per restaurare la Certosa, gravemente danneggiata da incuria e agenti atmosferici e per ridare a questo grande patrimonio artistico pisano e nazionale la dignità che merita.
Nella classifica nazionale del Fai dei Luoghi del Cuore la Certosa è attualmente al primo posto: servono ancora voti per mantenere questa posizione!
VOTATE (fino al 30 novembre 2014) cliccando qui:  http://iluoghidelcuore.it/luoghi/pisa/calci/certosa-di-calci/16583

La Certosa di Pisa in Calci, fondata nel 1366, uno dei monasteri certosini più importanti d’'Italia, è un complesso monumentale di grandissima rilevanza immerso nel verde della Val Graziosa. La collocazione appartata ne consentiva l’'isolamento dal resto del mondo imposto dalla Regola dell’'Ordine Certosino, fondato da San Bruno nel 1084. L'’austera Certosa primitiva, dopo la santificazione di Bruno (1623), come molte altre certose d’'Europa, fu profondamente rinnovata e trasformata nella magnifica residenza barocca che oggi ammiriamo, ricca di affreschi, marmi sontuosi, delicati stucchi ed arredi preziosi. I principali artefici del cambiamento promosso dall’'instancabile attività del Priore Giuseppe Alfonso Maggi, furono l’'ingegner pisano Nicola Stassi e il pittore fiorentino Pietro Giarrè. Accanto a questi protagonisti operarono altri artisti e un’'ampia schiera di valenti artigiani come Cassio Natili e Pasquale Cioffo. Infine, allo scadere del secolo, fu compiuta l’'ultima impresa pittorica di rilievo per mano del livornese Giuseppe Maria Terreni: artefice della Cappella del Rosario (1792) e dell’'attigua Capella di San Giuseppe (1795). Per la prima, di grande eleganza compositiva e raffinatissima nell'’alternarsi dei medaglioni a grisaille nel testo pittorico intessuto di delicate cromie - dove persino le panche e gli arredi lignei, porte comprese, appositamente realizzate, formano un unicum in dialettico rapporto con l’'apparato esornativo di quest’'ambiente - il Terreni fornì anche la pala d’altare con la Madonna del Rosario fra San Domenico e la Beata Rosellina. Nell’'autunno del 2009, nella Cappella del Rosario, a seguito degli stagionali acquazzoni e nubifragi (dopo circa cinque anni di assenza di interventi seguiti alla mancanza degli annuali finanziamenti statali destinati per lo più alla revisione delle coperture della Certosa) sulla volta e lungo le pareti, sotto le finestre, si manifestarono vistose macchie di umidità. In breve tempo su questa superficie, che fino ad allora aveva conservato la freschezza delle pennellate e delle cromie originarie dei raffinati stilemi neoclassici affrescati da Giuseppe Maria Terreni, comparvero maculature causate dall’'umidità e in seguito diffusi sollevamenti di pellicole affrescate e rigonfiamenti di intonaci. L'’assenza di interventi di messa in sicurezza di questa cappella (copertura – intonaci) e il ripetersi di stagionali ormai pluriennali acquazzoni stanno mettendo a gravissimo rischio conservativo – se non alla perdita – di questo capolavoro dell'’arte del Settecento italiano. (Fonte: FAI, Fondo Ambiente per l'Italia)

martedì 14 ottobre 2014

Il mio incontro con Choro de rua diventa una recensione sulla rivista senese "Il Parere"

Choro de Rua gira il mondo... e io spero di fargli fare il giro dei giornali!
Intanto quest'oggi tutto quello che avevo scritto su questo incontro e pubblicato sul mio blog è andato a finire nella sezione "Recensioni" della rivista senese Il Parere, dedicata alla cultura e agli eventi che si svolgono nella città del Palio.
Facciamo girare la cultura! Ri-leggete e  condividete!
http://www.ilparere.net/2014/10/musica-brasiliana-in-luoghi-darte-italiani-choro-de-rua-siena/

venerdì 10 ottobre 2014

"Anche quando sei in pista per ballare non bisogna MAI smettere di pensare"


Cantava Jovanotti negli anni '90, gli anni della mia adolescenza: "Anche quando sei in pista per ballare non bisogna MAI smettere di pensare".
E' un pò quello che mi è capitato ieri pomeriggio tra un saltello e l'altro della lezione di zumba, dove ho potuto dare libero sfogo alla mia passione per il ballo e permettermi di associare mentalmente un passo al significato generale di una vecchia canzone dei Terra Samba, "Liberar Geral".
Mercantia 2011, Certaldo
"Quando si aprirà una nuova era 
un corteo di giovani dirigerà una grande sinfonia
che riecheggerà da un capo all'altro dell'universo.
Amici,cantate, danzate e gioite insieme!"
 Daisaku Ikeda
Ero in mezzo ad altre trenta ragazze saltellanti e sudanti sotto i comandi del ballerino e coreografo cubano Luisito e mi è tornato alla mente quello che ho sempre fatto nel salotto di casa mia, proprio in quei mitici anni '90: inventavo passettini e mossette, magari copiandoli da VideoMusic, sulla base dei generi che mi piacevano di più, dal funky all'hip-hop, dalla salsa alla cumbia, dal mambo al merengue, dal reggae alle canzoni di Miriam Makeba, a mama Africa, da dove tutto è partito! Fino a dare vita a un'irrestibile patchanka con la quale potevi fare il giro del mondo senza spostarti di un chilometro.

Una fonte proprio sotto la mia palestra. Fonte del fitness? :-)
Ma non si è trattato solo di un ricordo, ma anche appunto di un pensiero. Questo: il ballo è un inno alla vita e alla pace tra i popoli, è l'espressione della nostra vitalità e questa vitalità dovrebbe essere sempre più forte di qualsiasi istinto di morte, quella morte che sempre più ci minaccia da vicino, tra guerre, prevaricazioni, ingiustizie, disastri ambientali provocati dalla nostra superbia e malattie. 
Come l'ebola di cui si comincia a parlare solo adesso solo perché sta uscendo dall'Africa, dove si muore ogni giorno, di questa e di altre malattie.
In questo assurdo scontro che vede l'Isis da una parte e l'Occidente dall'altra -semplificando- mi schiererò sempre dalla parte di chi è per dare potere alla vita e soprattutto potere alla donna, che della vita è motrice e fonte. Mi sono detta  che sono fortunata a stare in una sala nel centro di Siena a sudare insieme ad altre ragazze in top e pantaloncini, che saltellano dietro il pifferaio magico Luis, salutato con un simpatico "Hasta luego" alla fine della lezione. Preferirò sempre vedere Rihanna, regina della parte della lezione dedicata al defaticamento, coperta solo di un luccicante velo di strass. Quella è pur sempre VITA!
Ciò che inoltre impedisce alla vita di trionfare, oltre alla prevaricazione sulle donne e sui bambini, è la mancanza di un'equa ripartizione delle risorse e il mancato rispetto per le possibilità e i limiti che il nostro pianeta ha nel produrre queste risorse. Questo pianeta è l'unico che abbiamo, sempre se non costringeranno i pochi miliardari che rimarranno a emigrare su Marte. Non mi stancherò mai di dire che non c'è pace senza giustizia. Altrimenti rischiamo molto seriamente la nostra autodistruzione. 

Roma, Museo dell'Altro e dell'Altrove: omaggio di Eduardo Kobra a Malala Yousafzay
Un goccio di speranza sulla via della pace e della giustizia l'ho assaporato però questa mattina con la notizia del  Premio Nobel per la Pace ai due attivisti Malala Yousafzay e Kailash Satyarthi, premiati “per la loro battaglia contro la repressione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’educazione".  
Sono veramente felice per loro, ma soprattutto spero che il loro impegno adesso venga preso sul serio da chi ha il potere di cambiare il futuro di milioni di bambini e di giovani che soffrono perché questo futuro non possono deciderlo.

Altra riflessione fatta alla fine della giornata grazie alle conversazioni "by car" intraprese ogni venerdì pomeriggio con Michele, il mio amore di marito, riguarda il delicato equilibrio idrogeologico su cui poggia l'Italia, che invece di essere rafforzato con opere rispettose dell'ambiente è stato stravolto dal cemento e da tante opere inutili.
Il pensiero va alla tragedia del Vajont, di cui proprio ieri ricorreva il 51° anniversario e all'ennesima alluvione che ha colpito Genova. Da essere umano non posso che partecipare idealmente al dolore che le 2000  persone morte per la frana del Monte Toc hanno provato, mentre stavano per morire e nel momento della morte e al dolore dei molti parenti che non hanno mai avuto una tomba su cui piangere.
Per Genova mi auguro che chi avrebbe dovuto spendere dei soldi per la messa in sicurezza del territorio e non lo ha fatto venga rimosso da ogni posizione di potere.

lunedì 6 ottobre 2014

Musica strumentale brasiliana in luoghi d'arte italiani: "Choro de rua", una piacevole scoperta!

Prendi un flauto traverso, una chitarra sette corde, un repertorio sterminato di melodie tratte dalla più coinvolgente musica strumentale brasiliana, l'entusiasmo di due giovani musicisti professionisti giramondo e otterrai "Choro de rua"!

Si tratta di un progetto musicale messo in piedi nel 2012 dalla flautista italiana Barbara Piperno e dal chitarrista e mandolinista brasiliano Marco Ruviaro, che da qualche anno si sta facendo conoscere nelle piazze e nelle strade di alcune città d'arte italiane come Siena, Pienza, Bologna, Torino e Pesaro, tra le altre.

La filosofia di questo duo è portare la bellezza della musica di qualità nel contesto che le si addice di più, ovvero nei musei a cielo aperto che sono le nostre città italiane, in modo da rendere partecipe in maniera spontanea e diretta chiunque si trovi a passare dal luogo scelto per la sessione musicale.

Lo choro, come si legge sulla pagina facebook curata da Barbara e Marco, nacque intorno al 1870, quando i suonatori di musica popolare di Rio de Janeiro — allora capitale economica e culturale del Brasile — cominciarono ad eseguire, in forma “brasilianizzata” e con forte influenza dei ritmi di origine africana, il repertorio di danze europee che erano in voga nei salotti dell’elite del XIX secolo (come il valzer, lo scottish e la polca).

Barbara Piperno: ancella del flauto classico,
è rimasta folgorata sulla strada di Guinga e dello choro
"Choro de rua" si presenta come formazione in doppio ma può capitare che si esibisca anche in trio, con una fisarmonica, come è successo ai primordi della sua storia, oppure con un cavaquinho. 
La situazione ideale per uno choro è la "roda", ovvero un cerchio magico di musicisti che decidono di suonare insieme e di condividere passione per la musica e gioia di vivere.
Spesso queste rodas si consumano nello spazio di diversi giorni, permettendo ai musicisti di sperimentare situazioni di convivialità e di amicizia che certamente rendono le sessioni musicali ricche di scambi e di partecipazione emotiva, restituendo agli "chorões" e a chi li ascolta divertimento e armonia. Ed è proprio durante una di queste rodas che i cammini di Barbara e Marco si sono incrociati, due cammini che continuano a intersecarsi anche con quelli di altri musicisti, in concerti e rassegne musicali in giro per l'Italia e all'estero.
Quando non sono in tour l'attività musicale prosegue anche nelle rispettive città di residenza: Bologna per Barbara, che è originaria di Fano e si è diplomata al Conservatorio di Pesaro e Torino per Marco, che si è formato in chitarra classica alla Universidade Estadual Paulista e che con i suoi prestigiosi progetti musicali in diversi paesi, è considerato un virtuoso esponente dello choro.
La città transalpina non poteva rimanere indifferente alla ventata di freschezza portata dal mandolino e dalla chitarra di Marco e allora qui è nato un attivissimo "Clube de Choro", mentre Piazza Cavour, teatro di choros frequentati anche da musicisti provenienti dalla vicina Francia, è stata ribattezzata "Praça Pixinguinha".

Marco Ruviaro: nato a São Paulo, con sangue italiano nelle vene.
Musicista raffinatissimo e virtuoso, come tutti i mancini!
Io ho avuto la fortuna di incontrare questa eccezionale coppia di musicisti in due occasioni, l'ultima delle quali avvenuta pochi giorni fa, in un caldo pomeriggio di inizio autunno, sotto le volte del Duomo di Siena.
In questo angolo della piazza, di fronte al Facciatone e alla biglietteria dell'Opera Primaziale e di fianco all'imponente scalinata di Piazza San Giovanni si respira la bellezza a pieni polmoni. Dalle armonie architettoniche, ottimali anche dal punto di vista acustico, alle armonie musicali dello choro:  un binomio che arricchisce e impreziosisce ancora di più la città, e incuriosisce molti passanti, che sembrano sempre più pronti a conoscere questa musica che raccoglie in sé tradizione e innovazione, componente colta e componente popolare.

Durante le esibizioni di Barbara e Marco non è raro che comitive e famiglie brasiliane in viaggio nel nostro paese si fermino  ad ascoltare la loro musica, magari attratti dalle dolci note di "Carinhoso", la composizione scritta dal celebre Pixinguinha.
Questa canzone è un pò come "O sole mio" o "Volare" per noi italiani, la conoscono tutti e tutti la intonano con passione, come segno di appartenenza alla propria identità nazionale.

C'è anche uno scrittore molto conosciuto in Brasile, Luis Fernando Verissimo, che ha dedicato a "Choro de rua" un articolo pubblicato sul giornale Estadão.

Il duo ha all'attivo un disco, "Aeroplanando", giunto proprio lo scorso settembre alla seconda ristampa e un cd autoriale con composizioni originali di Marco Ruviaro, "Acabou o sossêgo" e con Barbara ad accompagnarlo in uno dei brani.
Tutte le informazioni e le novità su questo conjunto italo-brasileiro si trovano sul sito ufficiale www.choroderua.com e sul sito personale di Marco www.marcoruviaro.com


Buona visione e buon ascolto con alcune foto e un video girato in un interno!
Qui si può ascoltare il podcast della puntata n. 633 di Brasil, andata in onda su Radio 1 Rai la notte tra il 29 e il 30 dicembre 2013 e che ha visto protagonisti proprio Marco e Barbara con una intervista condotta dal querido Max de Tomassi e un'esibizione dal vivo.

martedì 30 settembre 2014

I simboli dentro le pietre e la materia: l'eternità della bellezza - La Torre del Mangia a Siena

Oggi voglio dare inizio a una serie di  post dove le mie fotografie faranno da pretesto per una ricerca sui simboli e sulle storie che stanno dietro ai nostri millenari palazzi e alle nostre testimonianze architettoniche e artistiche, nella consapevolezza di avere la fortuna di vivere in un territorio, la Toscana, che è uno dei più ricchi  al mondo in termini di ispirazione e di bellezza.
Da quando ho avuto la possibilità di scoprire meglio Siena, che non a caso ho scelto come copertina per questo blog e come soggetto principale della foto che accompagna il primo post del blog stesso, mi sono trovata ad approfondire alcuni temi collegati alla storia della città. Uno di questi è relativo alla Torre del Mangia, che, al pari del Campanile di Piazza del Duomo a Pisa, è per me una delle oggettive rappresentazioni della perfezione e rinnovato motivo di stupore e di fascinazione.

Sul sito Viae Siena è possibile trovare un'interessante interpretazione della simbologia di questo tesoro dell'arte tardo-medievale:
"Maria, Madre di Dio, è l’identità stessa del popolo e della città di Siena. In Lei i senesi vedono il modello umano da imitare per ottenere la Pace, dono di Dio. Ella è invocata come Regina e Avvocata, Madre delle Grazie per la città e ognuno dei suoi abitanti. Sotto il segno di Maria possono essere letti i luoghi più rappresentativi del tessuto urbano. Basti pensare alla Cattedrale, intitolata all’Assunta, o al Palazzo Comunale, che custodisce nel suo salone principale la meravigliosa Maestà di Simone Martini, la quale troneggia circondata da Santi, mostrando ai governanti il Salvatore del Mondo e ammonendoli sulla condotta da tenere per assicurare benessere e prosperità a Siena. La stessa torre, detta ‘del Mangia’, sembra un candido giglio, tradizionale emblema della purezza della Vergine. Il ‘Campo’, piazza che si stende dinanzi al Palazzo Pubblico, potrebbe alludere al manto di Maria, con il quale Ella copre  e protegge chi a Lei si affida, come raffigurato in numerosi dipinti. 


La facciata del Palazzo Pubblico reca le tracce di dodici porte, come la Gerusalemme celeste
dell’Apocalisse, la città di Dio, di cui la Madonna è modello. Sotto la torre rifulge candida la Cappella, ex voto successivo alla peste nera, trasformando la grande piazza, cuore di Siena,  in una immensa chiesa all’aperto.
I segni della devozione dei senesi per la Vergine sono innumerevoli; questo itinerario ne propone appena alcuni per cominciare ad entrare nel meraviglioso e misterioso rapporto di fede che lega Maria alla sua città".

giovedì 25 settembre 2014

Quando la vita è l’arte dell’incontro: come sono salita sul treno di "Pisa incontra il Brasile"

Spesso il mondo di Internet rende più brevi le distanze fisiche e geografiche e avvicina le persone che sono accomunate da una stessa passione.
E’ quello che mi è successo quando Galo Preto mi contattò: toscano purosangue, grande amante del Brasile e praticante attivo anche dello stile di vita brasiliano, aveva da poco messo in piedi un progetto che voleva essere un ponte tra la Toscana e il Brasile, all’insegna di incontri culinari, musicali e culturali.
Avevamo ed abbiamo molti amici in comune e in comune anche la passione per il Brasile. Da qui è stato facile entrare in sintonia e collaborare per lo sviluppo del progetto, insieme a una squadra molto affiatata di amici italiani e brasiliani.

L'entusiasmo di aver partecipato alla serata "São Paulo, storia di migranti"
Molti di questi ragazzi fanno parte del gruppo Capoeira Angola Palmares di Pisa, guidato proprio da Galo Preto e con lo spirito di gruppo che si crea in una roda di capoeira hanno sicuramente portato linfa vitale al progetto "Pisa incontra il Brasile".

Paragonando questa esperienza a un viaggio a tappe posso dire che io sono salita sul treno che portava a São Paulo, perdendomi purtroppo le prime due serate, antecedenti alla mia amicizia con Galo Preto: infatti venerdì 15 aprile 2011 ho partecipato alla serata dedicata alla grande metropoli brasiliana, scoprendo molte curiosità storiche e culturali e riassumendo tutto in quello che è stato il mio primo articolo pubblicato sulla rivista Musibrasil.
Alla base dell’impegno dei ragazzi e delle ragazze che hanno messo in piedi le serate c’è la solidarietà : infatti l’incasso derivante dalla partecipazione di una media di 200 persone a serata è andato al progetto “Il Cuore si scioglie”, la campagna di adozioni a distanza nata in seno all'associazione Agata Smeralda e coordinata dalla Coop.
Cena-concerto "Rio, città maravilhosa"
Questo impegno si è fatto sempre più importante e ci ha spinto a dare un'organizzazione formale e giuridica ad una struttura di per sé già ben rodata e che ha tratto linfa vitale da una carovana di persone innamorate della cultura brasiliana e interessate a portare avanti un progetto interculturale.
Ed è così che l'11 febbraio 2012 è nata l'associazione Encontro: abbiamo scelto questo nome in modo da mantenere nel nome ufficiale di questo nuovo organismo tutto il patrimonio accumulato nei due anni di vita del progetto "Pisa incontra il Brasile", nella speranza che ancora molti incontri vengano seminati e molti ponti vengano gettati tra queste due sponde.

Un cartellone realizzato a corredo delle serate
Per quanto mi riguarda questa esperienza mi ha permesso di coniugare ancora una volta, come ai tempi della tesi di laurea sulle storie di vita di sei donne brasiliane, la grande passione per il Brasile con il piacere di affidare alla scrittura le mie emozioni: ho iniziato infatti ad aggiornare il blog collegato al progetto, scrivendo gli articoli che annunciavano i vari eventi e commentando ogni volta il risultato di ogni serata.

Partecipare alle serate di Encontro vuol dire subire ogni volta
"Minas Gerais, miniera di sapori"
un vero e proprio "innamoramento culturale": grazie alla scelta di un tema ogni volta diverso, ovvero di una regione, di una città brasiliana o di un'espressione culturale, è possibile conoscere il cibo, lo stile musicale e le tradizioni  di quel contesto. Il tutto accompagnato da buon cibo toscano e brasiliano, dalla caipirinha, dalle danze e dalla musica dal vivo. E da tanti sorrisi!


Mario Pereira
Un'altra grande soddisfazione personale è stata quella di aver contribuito all'organizzazione di una serata dedicata alla Força  Expedicionária Brasileira, il contingente militare brasiliano che durante la seconda  guerra mondiale contribuì alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo, lasciando anche a Pisa e nei paesi dell'appennino tosco-emiliano un segno evidente del proprio passaggio, ancorché trascurato dai manuali di storia contemporanea. Proprio per fare luce su questo capitolo della nostra storia abbiamo invitato a Pisa Mario Pereira, l'amministratore del Monumento Votivo Militare Brasiliano di Pistoia, che ci ha proposto un documentario e una mostra sul tema. Ecco l'articolo che annunciava l'evento: http://pisabrasile.blogspot.it/2014/03/la-forza-di-spedizione-brasiliana-in.html

Altre due personalità che abbiamo avuto il piacere e l'onore di ospitare alle nostre serate sono stati Max de Tomassi, conduttore del programma radiofonico Brasil, vero e proprio punto di riferimento in Italia per gli appassionati di musica brasiliana e Julio Monteiro Martins, scrittore nativo di Niterói e lettore di lingua portoghese all'Università di Pisa.
Da entrambi, oltre ai contributi direttamente in linea con la serata (la proiezione del documentario "Brasileirinho" nel primo caso, la proiezione dei film "Tropa de Elite" e "Il barbiere di Rio" nel secondo caso), abbiamo potuto ascoltare un'emozionante testimonianza della propria storia di vita.

Welcome day per 75 studenti brasiliani accolti il 4 settembre 2014
Una piacevole novità degli ultimi due anni è stato l'arrivo a Pisa degli studenti brasiliani del programma di internazionalizzazione universitaria "Ciência sem Fronteiras", promosso dal governo brasiliano: con loro le nostre feste e le nostre iniziative si sono certamente arricchite, permettendoci di entrare in contatto con la cultura brasiliana direttamente dalla voce dei suoi protagonisti.

Ultimi ma non meno importanti protagonisti delle nostre iniziative sono tre eccezionali musicisti: Ton Ramos, David Domilici e Paolo Mari, che con la loro arte e la loro sensibilità hanno sempre animato e reso speciale ogni concerto. Con Paolo Mari è anche partito un ciclo di seminari di chitarra brasiliana che ha coivolto un gruppo di appassionati di bossa nova e non solo.
E recentemente alcuni soci di Encontro, tra cui il nostro presidente Galo Preto, hanno dato vita al progetto musicale "Pisa na Fu", che presenta un  repertorio già rodato di samba e forrò.

Arrivederci al prossimo "encontro"!!

martedì 23 settembre 2014

Un ricordo di Antonio Tabucchi nel giorno del suo compleanno

Il 23 settembre 1943 nasceva a Pisa Antonio Tabucchi. E' uno scrittore a cui mi sento particolarmente vicina non solo per le sue opere ma anche perché è cresciuto nella casa dei nonni materni a Vecchiano, vicino a dove sono cresciuta io, a Migliarino.
Sono convinta che una persona non muore fino a che a noi la ricordiamo. Questo vale ancora di più per gli scrittori, che vivono attaverso i loro libri. Ed è questo che voglio fare nel giorno del compleanno di Antonio Tabucchi.

Ovidio Della Croce, Paolo Magli e Antonio Tabucchi
Il 17 maggio 2011 ho avuto la fortuna di incontrare questo mio illustre concittadino in uno dei suoi ultimi incontri pubblici. Ci ha lasciati il 25 marzo 2012.

L'incontro è avvenuto a Migliarino, paese del comune di Vecchiano in cui sono cresciuta e ho abitato fino all'età di trent'anni.
Qui, in una serata affollatissima organizzata dall'Associazione Culturale La Voce del Serchio, Tabucchi tenne una conferenza dal titolo "Elogio della Letteratura".


Durante e dopo la conferenza fui incaricata di tenere un banchino con dei libri di Antonio Tabucchi da vendere al pubblico. Non riuscii a godermi del tutto la conferenza ma per fortuna il professor Ovidio Della Croce ha trascritto integralmente il discorso. 

Ecco il pdf: http://www.lavocedelserchio.it/public/data_upload/articoli_19984_documento_1411293785.pdf 

Mio padre lo conosceva già e dopo qualche battuta scherzosa tra di loro non fu senza emozione che mi avvicinai a lui per chiedergli una dedica, che conservo tra le pagine di "Sostiene Pereira", un libro che ho amato moltissimo, aiutata anche dal film girato da Roberto Faenza con uno straordinario Marcello Mastroianni.

Scambiammo qualche parola in portoghese, tanto che mi parlò della sua amicizia con il poeta brasiliano Carlos Drummond de Andrade e di come fosse rammaricato di non aver ancora potuto tradurre in italiano una raccolta di sue poesie.

La statua di Drummond de Andrade a Copacabana


Dell'amore di Tabucchi per il Brasile e per uno dei suoi più grandi poeti rimane traccia nella raccolta di racconti "Viaggi e altri viaggi",  da cui traggo queste righe:

<< Quando conobbi Drummond de Andrade, alcuni anni fa, una sera, mentre ci salutavamo, mi sussurro' una frase. Non so se era una domanda o una constatazione. Eravamo sul lungomare di Copacabana e stava tramontando un sole vermiglio. "Sa cos'e' questo vostro Brasile?", mi chiese come se chiedesse a se stesso, "e' un vostro sogno. Solo che noi ci viviamo dentro". >>

Lascio qui anche una biografia di Antonio Tabucchi: http://www.lavocedelserchio.it/vediarticolo.php?id=20005&page=0&t_a=antonio-tabucchi

venerdì 19 settembre 2014

Mantra per un amico

Oggi ascoltando questo pezzo di Seu Jorge and Almaz  mi è venuto in mente un amico di São Paulo che ho conosciuto su facebook e che è "sparito" da mesi dal suo diario, lasciandolo intonso dopo decine di post quotidiani, che però non risultavano mai pesanti.
Infatti avevano il merito di dire sempre qualcosa di intelligente sulla società brasiliana e sulle sue contraddizioni.
Sono molti gli amici che stanno postando messaggi in cui dichiarano di sentire la sua mancanza.
Potrebbe essere sparito da facebook e stare benissimo nella vita reale ma qualcosa mi fa pensare che non stia bene e purtroppo questa sensazione ha trovato conferma quando ho contattato la sua compagna.
G. ha un'ironia un pò amara, è un musicista del panorama underground e Jorge Mario da Silva, alias Seu Jorge, è un suo amico, come mi confessò una volta.
Quindi spero che aver ballato oggi questa canzone, "roots" come piace a te, funzioni come una preghiera e ti riporti a stare bene e a dispensare ai tuoi amici e ai tuoi cari la tua vitalità e il tuo affetto.
Giulia

giovedì 18 settembre 2014

Per un uso corretto dell'aggettivo "carioca"

Foto di Steve McCurry
Da alcuni anni l'attenzione mediatica sul Brasile si è intensificata enormemente: sono ormai moltissime le pubblicazioni (sia i libri che gli articoli su quotidiani e riviste) dedicate all'analisi dello sviluppo economico che lo stato latino-americano sta vivendo e che lo ha fatto entrare a pieno titolo nel gruppo dei paesi emergenti insieme a India, Cina e Sudafrica.
Lo sforzo che i giornalisti stanno facendo nel rendere conto dell'evoluzione che il Brasile sta attraversando, anche alla luce delle manifestazioni di protesta contro i costi del Mondiale 2014 e contro corruzione e basso livello dei servizi pubblici, dovrebbe estendersi anche all'uso corretto dell'aggettivo "carioca".
Troppo spesso infatti può capitare di imbattersi in articoli dove si attribuisce erroneamente all'aggettivo "carioca", ovvero "abitante della città di Rio de Janeiro" il significato di "brasiliano".
Carioca è infatti la versione portoghese di una parola usata dagli indios tamoios che risiedevano nella Baia di Guanabara al momento della seconda spedizione colonizzatrice per indicare la casa dell'uomo bianco, nella loro lingua "akari oka".

I carioca sono quindi brasiliani ma non è vero il contrario: tanto per fare un esempio è come se i milanesi, i pescaresi o i napoletani fossero tutti chiamati indistintamente romani.
Il mio appello è quindi che si abbandoni il gusto per l'esotico che questo uso scorretto dell'aggettivo carioca vorrebbe forse portare con sé e utilizzare, semplicemente, l'aggettivo "brasiliano".

mercoledì 17 settembre 2014

Dieci motivi per cui amo il Brasile: una lista alternativa a quella sui dischi o sui libri *

Il Brasile visto dalla Nasa a giugno 2014

1) L'uso illimitato dei diminutivi. Sono come una coccola o una carezza. Ti danno la dimensione dell'affettuosità di un popolo, del carinho! Persino "eu" posso diventare "euzinha"!
2) Anche se si omette il cognome si capisce subito di chi si parla, che si tratti del Presidente della Repubblica, di un artista, di un calciatore. Dilma, Lula, Aécio, Marina, Chico, Caetano, Tom, Vinicius, Gal, Elis, Ronaldinho. E' un modo per entrare subito in contatto con quella persona e il suo mondo.
3) La dolcezza e la musicalità della lingua brasiliana.
4) Il samba. Non ho mai imparato a ballarlo, pur avendoci provato. Ma sopporto lo stesso questa mancanza perché essendo il sentimento e la storia di un popolo, è la mente che danza quando lo ascolto.
5) L'axé e tutti i balli di derivazione africana. Sono quelli che amo di più, perché sono liberatori e mettono in connessione il tuo corpo con il cielo e con la terra.
6) Le sue affascinanti città: Rio, Salvador e tutte quelle che non ho mai visto come Brasilia, Belém e Ouro Preto.
7) I suoi meravigliosi ambienti naturali e i suoi paesaggi.
8) L'Amazzonia, il polmone verde del pianeta. Dobbiamo a tutti costi preservarla, insieme alle popolazioni indigene che la abitano.
9) La Mpb, che per me vuol dire anche che un artista scrive o canta una canzone e poi questa rinasce e rivive continuamente in duetti con altri o interpretazioni di altri.
10) In Brasile vivono milioni di discendenti dei nostri emigrati italiani e tra questi due paesi c'è un legame che il Brasile non ha con nessun altro paese al mondo.

* Post originariamente pubblicato sul gruppo facebook O Baú da cultura brasileira, fondato da Gianluigi D'Agostino. Leggete anche il suo blog Cultura Brasil, ne vale la pena!